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Strappare lungo i bordi, la recensione della serie Netflix di Zerocalcare


 Strappare lungo i bordi, la serie Netflix di Zerocalcare è la versione animata e quindi più vicina alle tavole del primo libro dell'artista romano ovvero La profezia dell’armadillo, trasposto anche per il grande schermo un paio di anni fa per la regia di Emanuele Scaringi, dove Zero aveva le fattezze di Simone Liberati.

 La poetica del fumettista, è oggi libera in Strappare lungo i bordi, di esprimersi al meglio del suo potenziale in questi 6 brevi capitoli di un quarto d’ora ciascuno che procedono incalzanti e inesorabili, a narrare l’inevitabile passaggio all’età adulta del protagonista, che fa continuamente i conti con la propria coscienza, resa dal celebre armadillo, che nella serie targata Netflix,  ha la voce di Valerio Mastandrea

Strappare lungo i bordi è una serie “generazionale” che racconta il disagio e la paura di crescere e i tentativi "per rimandare" la maturità, la presa di coscienza su una realtà che non è proprio quella che ci si aspettava. Per far questo, Zero si muove tra rapidi flashback temporali, cenni e rimandi storici, una trascinante colonna sonora, tra brani nuovi e di repertorio e naturalmente una scarica di pensieri e parole oltre che di immagini, che toccano mente e cuore.  

Una serie intensa, visionaria e poetica, che fa letteralmente sganasciare dalle risate ma che non può non commuovere alla fine, spezzando la tensione e la logorrea del protagonista in una vera e propria catarsi liberatoria.


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