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Eugenio Balzani "ItaliòPolis" la recensione dell'album


La necessità di raccontarsi porta Eugenio Balzani a pubblicare “ItaliòPolis”  con l’etichetta  RNC Music, assieme alla band formata da Christian Ravaglioli (piano Wurlitzer e synth), Alfredo Gentili (basso), Gianluca Donati (batteria), Paolo Fantini (fiati) e con il mix di Marco Mantovani e il mastering di Giovanni Versari (studio “La Maestà”). Il bisogno nasce per conoscere e conoscersi, con gli occhi ormai disincantati, con il piglio del cantautore indie, con la sua musica gentile che contraddistingue tutto il lavoro e probabilmente, anche la personalità del cantautore romagnolo. 

Swingato si presenta Balzani in “Samurai”, procedendo suadente a passo felpato di fiati: “Chi crede nel rispetto ti parla sottovoce”… destreggiandosi come un Samurai della vita, schivando i colpi bassi, pronto a lottare o… a farsi male. “Clara l.r.p.d.”, fiati storti, come il nostro, che ha “zero voglia di comunicare” e canta flebile, quasi annoiato come la chitarra sullo sfondo. Il brano è dedicato alla madre “è lei che ti ha aiutato a crescere e se n’è andata già da un pò di tempo” su una bella melodia. 



“Il Luna Park dei Pazzi” e la “decerebrazione” della massa, un muro “di finta vergogna” tutta la risacca che finisce sui social. Bella la parte strumentale che apre alla seconda strofa e la malinconia nella ritmica. Una di quelle notizie rimbalzate dai media, come un colpo al cuore, la morte di Paolo Rossi, un pezzo di storia dello sport italiano, un pezzo du cuore anche per il cantautore che “saluta quel bambino che gioca in quel cortile” in “L'Onda Emotiva”, che ha un chorus minimal e dolcissimo, grazie ai fiati. Questo sentimento è l’appartenenza di cui parla Balzani in “Io mi ricordo (ItaliòPolis)”, velatamente jezzata e rallentata, curiosa e dal mood d’antan, a metà strada tra un Rino Gaetano moderno e un Luca Carboni. 


“L'Albero della Vita” è un manto di musica gentile, la chitarra è un accenno, i fiati soffiano come “il vento”, per “annaffiare soave” e porta con sé una bella parte strumentale. “Amare non amare, ferire non ferire. L’amore quando è stanco, riposa in mezzo al grano” canta il nostro in “Sentimentale” che gode di simpatiche sonorità swingate. Un altro tipo di emozione quella di “L'Amore Sovversivo”, dedicato alla sorella scomparsa, un dolore forte, e “questa vita è tutto quel che ho… tutto quel che perderò”. Ma musicalmente non si abbatte e procede con un indie folk che ricorda i Kings of Convenience. 


“Le Strade del Jazz” racconta i viaggi dall’Africa, degli “esseri umani di questa terra senza un domani” ma padri del nostro passato, del Mare Nostrum e delle lontane Americhe… “con il coraggio dei poveri, dei fantasmi migranti”. Balzani però non adagia sul brano sonorità jazz, scontrandosi, positivamente in questo caso, col titolo. “L'Undicesimo Canto (fiore)” gode di una parte strumentale che arriva forse un pò in ritardo e verso la fine dell’album ma… arriva. Un continuo del brano precedente, alla ricerca di comprensione di “questa razza umana”. “Happy Birthday Jesus” chiude “ItaliòPolis”, una ninna nanna in inglese, un hallelujah, un commiato, che non è una fine ma un nuovo inizio, fatto di consapevolezza, di se stessi e dell’umano. 



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