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HUBout, un luogo fisico e metafisico: quando l'immagine si fa corpo


L’immagine è zero, la sete è tutto. Recitava così un noto spot anni ’90 della Sprite. Nel nuovo Millennio le regole si sono ribaltate e, complici i Social, oggi si può tranquillamente dire, senza essere smentiti, che l’immagine è tutto.


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E nonostante i quasi 70 anni dalle prime trasmissioni Rai, la televisione resta uno dei mezzi più potenti. Una ‘scatola’ che ha modificato i nostri comportamenti.


L’immagine si fa corpo, è strumento di chi vuole controllare politicamente le masse”. Questa indagine profonda la compie il progetto HUBout, un “corpo scenico-installativo” o meglio un luogo, non solo fisico ma soprattutto ‘migrante’, metaforico e metafisico, che ha conosciuto l’underground europeo e italiano, per approdare nel capoluogo siciliano.




Uno dei padri di HUBout, è Giuseppe Pitti, che di questo ‘percorso’ che annulla tempo e spazio, dove la musica è il veicolo per abbandonare il corpo con l’unico fine di godere della visione, ne ha fatto anche una temporanea base, ai Giudici di Palermo, per sperimentare la tecnica emozionale della mutazione del corpo e della fusione fra tecnologia e uomo, “un’angosciante contaminazione” come HUBout si autodefinisce.

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Lo spettatore, nel corso degli eventi ai Giudici, che ha aperto le porte ad HUBout, si è ritrovato catapultato in un “nuovo mondo”, una finzione, oltre i confini della realtà.

Il concetto di "sistema gelatinoso”, sperimentato alla fine degli anni ’80, con programmi come Schegge prima e Blob dopo, nato inizialmente per ‘colmare i vuoti’, è diventata una vera e propria cultura o sottocultura.

La costruzione delle immagini visive che accompagna gli eventi musicali variegati di HUBout, dalla techno ai dj set alla musica reggae, vuole far riflettere sui rischi legati alla sempre più forte intromissione della televisione nell’esistenza umana: lo spettatore si trova ad impattare con forti risposte per i propri occhi, volte a creare emozioni, a colpire, altresì a inquietare.




Per fare ciò vengono usati supporti documentaristici, i cosiddetti “spezzoni” Rai, le teche, che poi vengono montati ad hoc e proiettati. Lo scenario intorno spesso utilizza, per suggestionare, dei manichini. E l’uomo da soggetto si fa oggetto.


HUBout, che ha terminato l’esperienza ai Giudici, voluta da Riccardo Porcari e dai suoi collaboratori, ha girato le piazze e le città, ha ‘invaso’ negli anni i monumenti storici di Berlino, Bologna, Roma, con proiezioni di parti di documentari Rai volte a raccontare le città stesse, le loro mutazioni attraverso la storia.


Come ci dicono i fondatori di HUBout, “… a tessere le maglie della narrazione un percorso che ci porterà dalla prima sperimentazione sul suono - avvenuta presso il laboratorio fondato da Maderna e Berio, che fu attivo dalla seconda metà degli anni ‘50 alla fine degli anni ‘70, all’interno dei centri di produzione RAI di Milano - fino alla scena dei World Traveller: Spiral Tribe, Mutoid ma non dimenticando la locale scena Raver, culminata nell’esperienza dell’ASK, ultima realtà autogestita nel territorio palermitano. Passaggio obbligato e obbligatorio, non solo storicamente, sarà quello dalla scena Clubbing, che dagli anni ‘90 si imponeva in tutto il territorio nazionale”.


HUBout oggi vuole crescere, spostarsi, perchè no, nell’editoria, nella produzione musicale e audiovisiva.


A raccontarci un’esperienza HUBout accompagnata dalle sonorità in levare di Bunna, è Francesca Amato: “Una serata quella ai Giudici di Palermo con HUBout che ha sorpreso chi si aspettava semplicemente un dj set, ma che si è trovato di fronte ad una vera e propria performance visionaria di immagini e musica. La selezione frizzante e variegata dello storico frontman degli Africa Unite Bunna, ha incontrato la tecnica e l'arte performante di HUBout di Giuseppe Pitti. La consolle si è mutata in oggetto di scena tra gli schermi che proiettavano le immagini di una carriera, quella del gruppo reggae piemontese che dura da oltre quarant'anni. La fisicità particolarissima di Bunna, la sua energia e la voce inconfondibile si sono trasformati in un’installazione che ha coinvolto gli spettatori che ballando non potevano fare a meno di guardare, un'esperienza sensoriale unica, coinvolgente e ipnotica, che ha riscosso un grande successo di pubblico, del resto Bunna resta una garanzia e l'esperimento innovativo di HUBOut ha fatto il resto creando una perfetta alchimia di colori, musica e immagini”.


Trovate HUBout su Instagram. 


Non perdeteli di vista, cercateli e portateli in giro nelle vostre città, nei vostri locali.


[ claudia marchetti ]

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