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Intervista con Carmelo Pipitone

                                  


Abbiamo definito Piedi in acqua, nella recensione, una sorta di rito di purificazione, liberazione, come se fosse un atto sciamanico dove hai buttato fuori tutto quello che avevi dentro.. come nasce questo album, quali sono le sue radici?


C.: Questo è un disco figlio del periodo pandemico. È stato un momento molto strano per tutti, soprattutto per i musicisti come me abituati da sempre a stare in giro per concerti. Personalmente ho rimesso in discussione tanti aspetti del mio lavoro, ho sezionato minuziosamente ogni cosa che mi stava facendo perdere la voglia di fare musica e, tramite questa profonda autoanalisi ho ritrovato un modo per essere più chiaro con me stesso. Risolto quel problema le canzoni hanno preso forma in maniera diversa e io mi sono semplicemente lasciato andare, senza freni di alcun tipo.


Il mood sonoro e testuale riporta agli anni 70 - un album senza barriere - dove si sente Nick Drake, ma anche Ivan Graziani, persino D Andrè - che però sembrano messe li a mo di citazione, o meglio a rassicurare quasi l'ascoltatore per poi deragliare da tutta altra parte come in una suite prog - Come a dire, ci sei, hai capito, ok, allaccia le cinture che ora si parte..


C.: Si, il disco è pieno di citazioni, anche nascoste. È importante per me rendere omaggio a tutti gli artisti che mi hanno influenzato, sarebbe assurdo non farlo! Chi ascolterà il disco avrà di fronte una mia personale, schietta e urticante dichiarazione d'amore per la musica che mi ha salvato la vita.


E proseguendo il discorso... andiamo a perderci, tra saliscendi continui, botte di stasi e attacchi all'arma bianca, maggiore, minore... senza dimenticare la melodia e sorprendendo l'ascoltatore continuamente, il tutto con misura, senza strafare, non c'è mai la sensazione "ora ti faccio vedere quanto sono bravo" è tutto funzionale e credo frutto di un lavoro certosino.. ecco, come avviene in te la fase compositiva e quella di arrangiamento, in generale e per questo disco ovviamente, se ci sono differenze, perchè la sensazione rimane anche con i precedenti lavori


C.: Quando ero più giovane avevo voglia di dimostrare continuamente e a chiunque che mi ero impegnato dando tutto me stesso per imparare a suonare la chitarra. Nella mia prima giovinezza non c'erano estati, né feste, né distrazioni che non fossero legate alla musica. Avevo le idee chiare e devo dire che questo mi ha aiutato tanto ad essere sempre critico e severo con me stesso. Adesso sono un uomo maturo, mi piace sempre giocare con la mia musica ma non ho voglia di fare il guitar hero del cazzo. Sono robe che lascio volentieri a chi ha tanto tempo da perdere 


                               


Questo è il tuo disco più lungo, dura ben 48 minuti (emoticon sorridente) hai una capacità di sintesi spettacolare, visto tutte le idee musicali che ci sono dentro - a mio modo di vedere e tornando alla domanda di prima, molti tuoi brani potrebbero espandersi potenzialmente all'infinito - ok ho esagerato, ma un bel brano di appena otto minuti, perchè no?

C.: Perché mi annoio facilmente. È vero che questo è il mio disco più lungo ma, come ho detto prima, era necessario per i temi trattati. Non avrei potuto solo accennarli e lasciare poi tutto in sospeso.
Di base però non mi piace reiterare concetti all'infinito e poi una delle mie più grandi paure rimane sempre quella di annoiare l'ascoltatore, lo disse anche De Andrè in una sua intervista.
È come se volessi togliere il disturbo prima di decompormi a causa dello sguardo acido di chi è lì solo per giudicarmi.
"Sono troppo vecchio per queste stronzate" e "Less Is more" è uno dei miei tatuaggi che più hanno senso.

Venendo al discorso dei testi, credo che questo sia il tuo album più poetico, ci sono dei versi bellissimi - Come se la bellezza salisse sul ring contro le brutture del mondo... e volesse prendersi tutte le rivincite possibili..


C.: Ho avuto modo negli anni di lavorare con tanti artisti che la Parola la sanno utilizzare bene, uno su tutti è Ettore Giuradei che io reputo uno dei migliori cantautori italiani! Da lui ho imparato tantissime cose, l'importanza della ferocia usata come si usa un sorriso ad una funzione religiosa, le pause, la gentilezza, l"eleganza. Non è il solo ovviamente, penso a Benvegnú, a Cesare Basile ecc
In questo disco ci sono anche tre testi di mio fratello Gianvito, un'altra penna brillante e potente; sono "Il re è nudo", "Peste nera" e "Veleno", tre piccoli gioiellini di cui vado veramente tanto fiero! Insomma mi piace imparare da chi sa.

                                               

Veniamo al live di Piedi in acqua - Quale è la formazione base e come "affronterai" anzi meglio "vestirai" citando uno dei brani dell'album in concerto?

C.: Per questo tour ho voluto portare con me un giovane talento (Max Codeluppi) che si è occupato di arrangiare con le chitarre elettriche le canzoni del mio disco senza mai esagerare. Creiamo insieme un racconto fatto di tappeti sonori e di incursioni decisamente rock con un impatto che poco ha a che fare con l' idea di un concerto per sole chitarre!
Proponiamo "Piedi in acqua" e non solo, insomma venite a trovarci quando capiteremo in zona!


E anche questo Festival di Sanremo.... tu come Marta sui Tubi ci siete stati nel 2013, vado a memoria, con Fazio alla conduzione - Cosa ricordi di quella esperienza e se un giorno ci torneresti da solista


C.: San Remo è stato molto divertente. Ho dei bellissimi ricordi. Abbiamo conosciuto un sacco di persone perlopiù strane ed è stato un modo per far conoscere la nostra musica a gente che altrimenti non sarebbe mai potuta arrivare a noi.
Se lo rifarei? "Sono troppo vecchio per queste..."

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