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Di me e di te - Zero Assoluto



"Di me e di te" degli "Zero Assoluto" è un ascolto piacevole, che sa come farsi apprezzare nel calderone della musica leggera di casa nostra, nonostante a volte l'argomento amoroso declinato a piè sospinto irriti e/o venga a noia. Ma le parole si difendono e anche musicalmente i nostri cercano quanto meno di variare, non tanto nella struttura quanto negli arrangiamenti. Ne esce fuori una sorta di concept, del resto "Di me e di te" ma espressa con misura/mestiere che alla resa dei conti tranne qualche brano un pò banalotto, non dispiace nel complesso. Il risultato è gradevole. Poi è chiaro che è una proposta destinata a un pubblico di giovani/giovanissimi o che in ogni caso non varca la soglia dei trentenni appena lasciatisi... ma ci sono buone canzoni comunque, altamente radiofoniche che magari vi ritroverete a canticchiare senza un perché una notte d'estate...  quello che manca è che a dire il vero si è sempre fatto fatica a capire, sono le reali potenzialità del duo, quello che possono ancora dare, in un campo più vastto e "fuori dai ritornelli fotocopia"  che quando hanno provato a sperimentare un pò con l'elettronica in tal caso, qualche anno fa,  sono quasi spariti dai radar che contano...  Ok dunque per le classifiche, le radio, le tv, le ospitate... insomma, la musica pop nostrana... ma per "crescere" c'è sempre tempo. 

"Di me e di te": il brano portato a Sanremo, per noi uno dei migliori del Festival, apre l'album omonimo, "parlami perché ti so ascoltare anche se non so che dire" radiofonica, "sull'incomunicabilità" un electro pop con risultati armonici apprezzabili

"Eterni": "la gioia latita da queste parti senza un perché" mood adolescenziale ma non banale nel testo, abbastanza scontato il suo dipanarsi armonico:  "non lo ammetti ma abbiamo mancato tutti gli appuntamenti col nostro futuro"

"Una canzone e basta": "la nostra storia sembra un altro affitto da pagare", scanzonata e ballabile: "non esiste un manuale per non farsi male... più male, di noi"

"In noi":  al pianoforte, una sorta di dedica familiare piena d'amore dato e ricevuto... troppo smielata, "lasciando che la vita prenda forma"

"Dove sei": "da qui comincerò a mentire a dirti che da settimane non sto più pensando a te" parte con un'elettronica minimal e il parlato tipico dei nostri ancora ad affrontare l'ennesimo amore finito, che ben presto sfocia in un ritornello decisamente scontato e debole

"E' così che va": "si è fatto tardi, io non ti aspetto più" con la chitarra ritmica portante a narrare di una storia che passa dall'adolescenza alla maturità e che deve necessariamente crescere, piacevole: "e chiudi quella porta e apri la finestra che non ci sopportiamo più"

"Luce": "... che non fa luce ora che davvero mi dispiace" dal piglio cantautorale con un ritornello che gioca "bene" con rime e assonanze, uno dei migliori brani del lotto e sicuramente più adatta per il palco dell'Ariston:  "la malinconia è un signore che porta il cane a passeggiare"  

"L'amore comune": "che non si arrende mai" ritornano i ritmi accattivanti e "giocattolosi", varia nell'arrangiamento, godibile, con un testo che parla anche d'altro, oltre che d'amore "che non si pretende"

"Il ricordo che lascio": "perchè a mancarci non sono i giorni migliori ma i momenti banali" il lato b del brano sanremese, vira su sonorità vicine alla dance ma con misura apprezzabile: "essere migliore del ricordo che lascio, del ricordo che hai impresso"

"Goldrake": come avevamo già scritto raccontando il Festival, una versione del genere cioè acustica era già stata fatta una decina di anni fa, quindi l'idea non è nuova, ma non dispiacciono le doppie voci quando si intrecciano a dare calore, mentre precedentemente si cercava per così dire "lo spazio"

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