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Alborosie – The Rockers


Dopo aver azzerato la sua vita precedente come leader dei Reggae National Tickets, ricostruitosi una carriera in Giamaica, sogno di ogni rasta-man, divenuto punta di diamante della Dancehall mondiale, l'italiano Alborosie torna in patria per il mercato del Balpaese con "The Rockers" ed il sostegno dei featuring di alcuni illustri colleghi. Non ne ha certo di bisogno, in alcuni casi, in altri sono gradite le sorprese. Perchè in fondo il mondo del reggae, da quello più tradizionale, Alborosie lo ama. E' lui che ha coronato il sogno per tutti. Quando Pupa Albo mette le mani sugli artisti pop di casa nostra fa un più che buono lavoro. Elisa riprende vigore ad esempio, così anche i Negramaro, nonostante le differenze sostanziali di “vedute” musicali. E Fedez... a lui si insegna come fare un tormentone senza strofe ruffiane. Ad alcuni giovani, come Boomdabash e Vacca non fa altro che aprire la strada visto che i due si sono già affacciati con diverse collaborazioni e discreti lavori; mentre per quanto riguarda i “big”, dagli Africa Unite ai Sud Sound System, passando per Caparezza e 99 Posse, poco viene “toccato”, ma sicuramente anche qui cercano di trovare nuova linfa. Non c'è nulla di nuovo all'orizzonte di “The Rockers”, è un po' un regalo che Alborosie fa ai suoi fan italiani, cercando di entrare da un ingresso un po' più comodo e per tutti. Ascoltiamolo senza porci troppe domande.

“Fire in the Dark”: venti d'Oriente e un pianoforte che prende per mano la vocalità english di Elisa che qui è un piacere ascoltare, si muove bene tra i colpi di batteria che non fanno altro che simulare un levare flebile, nascosto da quell'aura pop creata appositamente da Alborosie che imperversa.

“Il mondo 2016”: riprendendo una hit dei Reggae National Tickets, scritta proprio da Jovanotti, in reggaemuffin, Albo ci infila dentro la sua vocalità, con lo scanzonato Cherubini che canta il chorus. Pur mantenendo il sound, la parte strumentale è stata arricchita e rivisita. “Il mondo è come lo fai, dentro la testa lo sai, lo sai o no, lo sai o no...”

“A piedi scalzi”: … potrebbe produrli lui i Negramaro. Mette su anche una sezione pop rock ritmicamente interessante, colma di synth in cui per spezzare i vocalizzi (contenuti fin dove può) di Giuliano Sangiorgi, Alborosie entra con la sua voce caratteristica. Un incontro di mondi che cozza, è inutile nasconderlo, ma apprezzabile: “Sotto la pelle siamo solo sai polvere, nessuna differenza può farci uccidere ed io ci credo ancora non voglio scendere”.

“Sugar Boy”: un divertissement con Fedez e Sandy Smith, fiati e piani cadenzati e ipnotici: “L'amore muore giovane per questo non ha età”, nei testi si vede la mano di Fedez. Campionamenti giocosi che spogliano il brano di melodia da tormentone (altro che Vorrei ma non posto) anzi, il pezzo con queste incursioni risulta quasi cacofonico.

Volume unico”: “Dicono che il destino sia scritto. Tsè, booh!”... cadenze hip hop e giù con Caparezza e il suo marchio inconfondibile, testi dissacranti, sempre attuali. Alborosie non può far altro che spalleggiarlo in italiano: “Io credo che stiamo perdendo tempo, la vita questo è...”. Il ritornello è minimal ma la testa si muove eccome...

“Ormai”: reggae music italian style, come anche i Blue Beathers insegnano... Nina Zilli e Alborosie sono in sintonia perfetta, da buoni amici peraltro. La voce della Zilli forse poteva essere resa meno vintage, anche se qui un paragone con Mina ci sta per forza. Quando tra i fiati si incastrano le due voci la melodia è al massimo: “Ormai... gioco con stile lo sai... gioco tutto ma tu carte non ne hai... avrai... tutto il tempo che vuoi, io rivolto, cedo il posto e ciao goodbye...”

Hustlers Never Sleep”: qui Alborosie può divertirsi quanto vuole con Boomdabash che negli ultimi anni è entrato a pieno titolo tra le voci del reggae del nostro Paese. Dancehall style, suoni caldi, ritmi in levare in stato di grazia, il pezzo vola ed è tutto da ballare.

Dritto nel cuore”: radici più roots perchè arrivano gli Africa Unite. Si sente forte il respect verso la band di Bunna e Madaski. Le more vibrations della band prende “ossigeno”: “Cerco un senso, una convinzione, un equilibrio stabile per quel sole che non ci scalderà più, si soffoca in un limbo senza ossigeno”... e la voce di Bunna è sacrale, ai massimi livelli.

“Illusione”: non potevano mancare i Sud Sound System in questo album, con le incursioni taglienti dei synth, dei colori del Salento: “Con l'illusione di esser migliore qualcun altro soffrirà, la divisione crea confusione, solo l'odio trionferà”... il potere e la supremazia nei testi dei Sud Sound... e Pupa Albo li guida bene.

Milano”: il rapper Vacca, naturalizzato giamaicano, torna al suo “quartiere figlio di immigrati”, sezione ritmica campionata senza grossi orpelli. Brano che scivola via bene senza pretese.

My Generation: “La regola è lasciare che sia il tempo a cominciare” canta O' Zulu nel suo piglio sempre di lotta e rivoluzione. Il dub è immutato, qua e là i fiati colorano ed il pezzo ha un suo percorso melodico.


“C’est la vie”: un funky tutto da ballare con gli Après la classe, liberamente: “Sei la sola e l'unica, come una strega magica, una tempesta atomica con la sua fine tragica”...

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