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Orlando - Ogni cosa accadrà certamente



"Ogni cosa accadrà certamente" è l'album d'esordio di "Orlando" che sforna undici canzoni che ammiccano al sesso, alla religione e al mondo d'oggi con pancia e ironia, filtrando il tutto ovviamente attraverso la propria visione. Io, mio Dio... se Dio non c'è... se il mondo è questo... se Dio non si impegna nemmeno... Io sono questo.... e mi diverto, ci provo, arranco... ma provo a restare... a essere vivo. Attraverso un pop multiforme declinato in sfumature d'arrangiamento "sempre sugli scudi", forse persino eccessivo a tratti, che varia da sonorità latine a quelle popolari, con aneliti addirittura prog in certi episodi. Stiamo parlando di un disco d'esordio ed è chiara la voglia di stupire, la maggioranza delle canzoni ha comunque il suo perché, ci sono alcuni aspetti "ridondanti" comunque giustificabili, qualche ingenuità, qualcosa di già sentito... piace il songwriter del nostro, con un suo stile che sembra già definito.  Alla fine come biglietto di presentazione Orlando con il suo "Ogni cosa accadrà certamente" può far parte della festa:


"La tua profonda dimora": andamento spagnoleggiante e doppi sensi, non proprio originalissimo ma buono l'arrangiamento, la sezione ritmica e il testo, che rispetto a "Vedo nero" di Zucchero ad esempio, è pura poesia: "mi consola e m'innamora la tua profonda dimora"

"Piss on": "credevo nel karma e in qualche dio adesso credo nell'ego che non sono io" ballad pop dove i rimandi popolari si intrecciano con la voglia di stupire a livello strutturale del brano

"Ciò che mi resta": "adesso è tempo di restare nudi come coglioni come cialtroni d'amore" ballad col pianoforte portante che parte minimal con orpelli strumentali che si inseriscono appositamente ad arricchire il corpus, musicalmente ricorda per struttura "Una su un milione" di Alex Britti

"Io bevo (contreau)": "tu che hai la religione nel taschino della giacca e nel pranzo di famiglia reciti la filastrocca" folk pop "colto e popolare" al tempo stesso, non banale... alla Mannarino per così dire... ma decisamente con più appeal radiofonico,  uno dei brani migliori del lotto.

"Garden": ariosa, trasognante ballad, con interessanti scorci psichedelici e stop and go e un buon uso dei cori: "se dal mattino ti sveglierai diversa da ieri mi ricorderai"

"Modi di morire": mood di stampo prog fin dalla prima parte, il brano si evolve moderno e poetico nel suo dipanarsi: "si immagina di avere un buco per farci passare il dolore" esagerando finanche in certi passaggi come in "Esiste che" qualcuno si ricorda il secondo album di Alessandro Errico?

"... E adesso":  "che ho scambiato la mia musica per sesso... con chi resto?" mix ironico tra parti parlate e melodia che non manca di incidere, costruito opportunamente per la continua crescita, non dispiace

"Semplicemente giusto": Ballad circolare al pianoforte, con melodia alla Nomadi e qualche ingenuità nel testo: "domani chi lo so di che ho bisogno? Forse solo di un ben sogno" è il brano più debole del lotto.

"Bianconiglio": buone soluzioni armoniche e melodiche in questo brano pop standard ma di qualità: "scapperai sempre ma davanti a me te ne andrei ogni volta che potrai tornerai forse non ti ho perso mai perché ogni volta che te ne vai io ritorno ma tu non lo sai"

"I ponti oltre la baia": filastrocca dall'aria popolare "circense" che si evolve in un ritornello claustrofobico e gioca a stupire con l'arrangiamento variegato con tanto di finale a tinte prog " sei fuggito scivolando sopra i sogni tuoi dovevi postare coi tuoi piedi i sogni degli eroi ma ogni piede ha la sua forma e quelli non sono i tuoi"

"Le aquile nel cielo": "i sogni sotto al letto lo sanno bene che io un Dio io non ce l'ho" per pianoforte e voce, "soul quanto meno nell'anima": "dai Dio ce la puoi fare ricordati chi sei"

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