Erica Mou - Bandiera sulla luna


Erica Mou torna con “Bandiera sulla luna” che si può considerare a tutti gli effetti il suo album più riuscito o quello della maturità per chi si intende del tempo che passa. Un disco bellissimo, senza pecche, scritto e arrangiato come si deve, dove ci sono i proverbiali singoli ma dove la qualità la fa sempre da padrona.

“Svuoto i cassetti”: “Svuoto i cassetti di questa casa imperfetta e penso a quanto sono stata stretta nei panni che non erano i miei” il primo singolo estratto piace decisamente per il suo essere accattivante e scarno, essenziale, al tempo stesso, decisamente riuscito.

“Amare di meno”: “Sarebbe così bello amare di meno ma farlo meglio” delicata e suggestiva

“Roma era vuota”: “Ieri ho sognato che ballavamo a piazza Navona In mezzo ai dipinti incustoditi La luna era piena, nuda come noi” acustica e trasognante con un ottima prova vocale nel ritornello: “ci troveremo ancora… ma non ora”

“Ragazze posate”: “Ma amica mia, non credo che saremo mai più giuste di così o più felici di così” ballad acustica, minimal, con un testo interessante “buttarsi sulle scelte sbagliate e cancellare il cuore”

“Irrequieti”: “Lo vedi che non è poi diversa la sete di conoscenza da quella di sopravvivenza?
E chi può stare senza!” Un continuo crescendo, dall’incedere marziale e dall’ottimo arrangiamento

“Al freddo”: “Scusa ma non sono io che ti scoperai Che controllerai O che avrai altro da fare” strofa rap tra virgolette e ritornello arrembante con le chitarre in evidenza, l’insieme è delizioso, grazie anche all’ironia del testo.

“Azzurro”: una versione “dolente” ed elegante del capolavoro di Paolo Conte reso celebre da Adriano Celentano.

“Arriverà l’inverno”:  intima folk ballad acustica, venata di malinconia: “Dimmi, cosa ci fai tu? Cosa ci fai con me? Che sono legata al passato Che sono devota all’eterno Però non penso che ci sarà un dopo Ma sono certa arriverà l’inverno”

“Bandiera sulla luna”: morbida e avvolgente… ma la titletrack si rivela, trova il suo perché, decisamente nello special:“E che cosa ci è rimasto? Mezza casa Mezzo cane: tu la coda, io le zampe Mezzo giorno Mezzo affitto Mezze vacanze Mezzo piatto da mangiare per non ordinare mai uguale Un calzino Un guanto Mezze maniche Una scarpa Mezza canzone: io left, tu right Mezzo vuoto o mezzo pieno Non l’ho capito mai”

“Non so dove metterti”: un mood da favola interpretato da una “bimba cattiva” con ironia e sagacia:  “Mi piacerebbe vivere con te Ti stupirei coi miei risvegli magici e colazioni da dividerci Ma adesso no, aspettiamo ancora un po’ Il fatto è che ho la casa piena di cimeli inutili a cui sono legata troppo E se venissi pure tu non saprei più dove metterli”

“Canzoni scordate”: Splendido l’arrangiamento, coi violini in evidenza,  per una melodia nostalgica ed evocativa: “Ci siamo amati a lungo a poco a poco Ci siamo amati a lungo troppo poco”

“Souvenir”: intima e complice, con un testo “poetico”  e l’ennesimo arrangiamento degno di nota:  “Mio padre scrive le date dietro le foto sbiadite Tua madre le tiene mischiate dentro cassetti pieni A noi restano solo telefoni rotti Ma non preoccuparti, io scatto le foto con gli occhi”

“L’unica cosa che non so dire”: a chiudere il lotto arriva un morbida ballad soul dal testo irriverente ed estremamente intelligente, bellissima:“Qui ci vorrebbe un applauso da cinema pieno Qui ci vorrebbe un discorso chiamato battendo i bicchieri Qui ci vorrebbe una sposa e la madre che piange ed il trucco che scioglie Qui ci vorrebbe una frase geniale da tatuare”

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