Intercity - Laguna


Abituati a spiazzare praticamente da sempre, non ci pare neanche strano che gli Intercity pubblichino “Laguna”, 22 brani, divisi in due album, dove la band capitanata da Fabio Campetti rende palpabile un'urgenza espressiva che è difficile contenere, specie se è accompagnata da una forza poetica deflagrante di cui la loro intera discografia è intrisa. Rispetto al passato In "Laguna" troviamo strumenti classici che vanno a sposarsi con i suoni elettronici e una particolare cura alla sezione ritmica ma soprattutto 22 canzoni che sono mondi tutti da scoprire, con gli occhi carichi di sogni e il cuore spalancato. Senza se e senza ma "Uno dei migliori album del 2018":

“Notturno”: strofa lenta e trasognante per ritornello trascinante, con finale evocativo e la poetica a cui ci hanno da sempre abituato: “Non c’è quel distacco da sottile ironia Fredda e calma sei la normalità”

“L”indiano”: è la ritmica accattivante a farla da padrone per un mood sinuoso e avvolgente: “ Tu sei per me l’onda del mare indiano
L’erba che copre la via, la smania anima mia Tu sei la modernità, un pasto caldo io e te L’autunno uggioso che incontra l’armonia Liquori misti nel mix, ad once azzurre nel mix, l’oceano genera i mari e i fiumi

“Zenith”: “Tra di noi non so se sai che io ti aspetto” cavalcata trascinata dai synth “Io sono qui in auto, nascosto per vederti Un giovedì a pranzo, in fondo ad un ti amo”

“Joshua”: "fredda" con ritmica e basso in evidenza: “”No non è felicità senti un po’ la ferrovia parlami Joshua, ascoltami il deserto si farà”

“Microcosmo”: si ricollega alla traccia precedente; “Fontana di New York, I taxi di New York Stasera non pioverà, I colori dell’underground” fa venire in mente certi episodi "Beat" che avrebbe voluto realizzare Omar Pedrini

“L’apollo”: inevitabile space balld con la ritmica a fare interferenza: “Si, gloria, aria densa Qui vola un libro: la noia” 

“Madrid”: interessante la progressione armonica nel ritornello con gli accordi maggiori che gli altri strumenti contrastano: “Da qui noi viaggeremo a lungo fino a sud est Poi parleremo a volte di quello che fu Ci prenderemo forte per un non so che, per un non so che“

“Per un pochino di spazio”: sinuosa ballad che si distende in uno splendido e poetico  ritornello: “ In fondo appena sveglio mi vesto un doppiopetto con papillon annesso Per una festa a effetto con trucco sopra gli occhi Per un pochino di spazio tra luci di cristallo Io ti amerò convinto, senza sembrare spettro Fantasma da ritorno, assenza di profitto”

“Un poster”: vera e propria pop song alla Intercity “A presto ci rivedremo, da sfondo l’amore strano un poster così ingiallito, un mare già prosciugato Andare in fondo insieme a te io stavo bene Guardarsi dentro agli occhi senza fine” 

“Veracruz”: una fresca deriva pop con echi dove Battiato incontra l’indie: “sei parte di me all’angolo in fondo a Veracruz il sale abbraccia noi due uno sguardo di gioia e infinità” 

“Ufos”: solenne ballad con un ritornello da applausi a scena aperta: “Assomiglia a me la solitudine Un giorno in bianco a nero, pensieroso è Cosa vuoi di più un sogno a tinte, Un’orgia di colori Sempre e solo in fondo il mare è blu” 

La seconda parte dell’album si apre con “Sweet Panda”, che parte acustica con una sorta di riff grunge, il ritornello arriva puntuale, atteso e potente: “Arrivi in stanza, sia doppia o singola Ti prendo in prestito il sorriso” 

“Scatto fisso”: un brano che spiega perfettamente la pura urgenza espressiva di cui parlavamo all'inizio, testo e arrangiamento, col ritornello che parte subito sono li a dimostrarlo: “Dove sono le novità l’orizzonte è bello forte La luce e le persiane aperte, questa sera arriverà  Dove sono le novità, l’orizzonte a scatto fisso Profumo di stelle addosso, pioggia fine riscenderà” 


“Le piante di canapa”: “qui le ragazze sognano velleità, sono molto belle illogiche con capelli fucsia e ciuffi poesia” dal groove irresistibile

Limbo”: Battistiana per atmosfere e parole: “Parole al veleno, con tanto di peso La cena per noi, la festa per noi La Stagione del freddo lo so la casa si può socchiudere ormai”

“Sparta”: sorta di punk sentimentale: “Mi muovo in stormo per la terra e la sua finalità Tu sei perfetta, segni la continuità“

“Argo”: godibile marcetta ben arrangiata: “Di colpo mi vedo sommerso Dalle parole che sputavi di fianco Mia dolce vipera in movimento” 

“Primavere silenziose”: strofa arrembante per sfociare in un suggestivo ritornello: “Col suono della voce attento a sussurrare al finto mio pensiero che assiderato tace In cieli immensi e plumbei Io e te determinati, immersi nel colore Persino disegnati” 

“Oceani”: alla ricerca di un mondo naif… una ballad sospesa: “Arriverà un lampo nel cielo sereno che cambia gli umori, sensori” 

“R.A.T.M.”: electro pop martellante e incisivo: “Qui Lucilla sa quello che c’è la nostalgia La vertigine, la povertà, psicadelia Oltre l’attimo, i Rage against the machine Birra a fiumi per la laurea di miss blondelle” 

“Disco Lab”:  godibile e accattivante elettronica, con voce effettata nella strofa e ritornello pop: “I discorsi inutili, adulti, eclettici, a volte intimi Qui tremavi solo tu dal freddo a sazietà, dall’elettricità” 

“Periferie”: ballad dai sapori d’antan nel ritornello, nostalgica ed evocativa: “Ti aspetto all’angolo, dei fiori al limite Insieme di armonie, filosofie dell’anima Le mie Periferie, con tanto di rumore e spine”

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