“Scappo a casa” di Enrico Lando


“Scappo a casa” di Enrico Lando vede per così dire l’esordio da solista di Aldo Baglio, per la prima volta protagonista assoluto e senza i sodali Giovanni e Giacomo. “Scappo a casa” è totalmente incentrato sulla sua maschera “grottesca” che non cade nello stereotipo e risulta efficace, persino credibile nell’assurda vicenda di un uomo che in gita di piacere a Budapest, viene derubato di tutto e in assenza di documenti viene scambiato per tunisino. Come un “Detenuto in attesa di giudizio” il Michele di Baglio, donnaiolo impenitente, menefreghista, razzista e ignorante, si trova a fare i conti Inn primis con se stesso e le sue convinzioni e con una improvvisa realtà che cambierà il suo modo di pensare e agi re. Una catarsi che è purificante per il nostro ma serve a denunciare le tante incongruenze che ci sono sulla questione migranti, in Italia e non. Pur con qualche snodo narrativo posticcio oltre che inverosimile, ià film trova un suo equilibrio, senza scadere nella risata facile, ne nella morale di sorta, e questo non era per niente facile, ma una volta accettata da parte dello spettatore l’assurdità della vicenda in se, Lando e il volto di Baglio,  in particolare modo nella sequenza finale, colpiscono nel segno.

“- Mica posso essere me stesso, devo essere migliore - Sapete qual’è il problema della gente? E’ che si pone limiti e fa il pieno di frustrazioni”
“- L’hai mai fatto con due gemelle? - Posso andare con due diverse e mi prendo due che hanno la stessa faccia? - E che sono cretino?”
“- Fallo uscire di li - Ma no, c’è abbastanza spazio, basta che non respira a pieni polmoni”
“- Certo che hai la classe di Bolle, delle bolle intestinali però”
“-  Se alla mia vita togli donne e motori rimane la radice quadrata di una beata minchia”

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