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Umberto Maria Giardini - Forma Mentis


“Forma Mentis” il nuovo album di Umberto Maria Giardini è un mix di sonorità anni 90 che incontrano i 70, il tutto filtrato dalla sensibilità, dal gusto e dalla penna di Umberto. Da un lato le chitarre “sporche”, arrembanti, dall’altro quelle psichedeliche, avvolgenti, da una parte arrangiamenti scarni, diretti, dall’altra intuizioni e varianti ad arricchire il corpus in maniera sostanziale; mentre la penna del nostro, il suo stile nel mischiare alto e basso con maestria, rimangono unici. Forma Mentis vive di questi "incontri",  che vanno decisamente a buon fine, raccontando lo sfacelo di questi tempi moderni, lottando contro questa decadenza civile, morale e sentimentale, con urgenza espressiva e vigore:

“La tua conchiglia”: “prenditi cura delle mie mani prenditi cura della mia paura” atmosfera trasognante e improvvise scosse elettriche

“Luce”: “No che non verro’ al mio funerale credo piangerei come il temporale” evocativa, psichedelica, come da titolo, un cercare di farsi largo nell’oscurità

“Pleiadi in un cielo perfetto”: il primo singolo estratto è una ballad dalla struttura armonica ineccepibile: “il tuo male è un treno puntuale che non deraglia mai”

“Argo”: con la chitarra elettrica in evidenza e la sezione ritmica pulsante immersa in un muro psichedelico: “nel domani di ognuno di noi c’è un bambino che piange alveare con miele forte”

“Materia nera”:  una prima parte d’assalto e una seconda più diradata dopo un incisivo solo di chitarra elettrica: “chi ti faceva del male non ero di certo io nel tradimento coltivo l’inganno del tempo mentre mi fermo mentre ti fermo mentre mi fermo”

“Di fiori e di burro”: “un cappio al collo ci riconcilierà nel tempo regalerà ad ognuno dignità di fiori e burro” mood oscuro ma al contempo delicato con una melodia non banale che fa capolino a rischiarare l’atmosfera: “e guarda me ridotto ad urlare nei miei perché ridotti a cartastraccia” forse il brano migliore del lotto

“Le colpe dell’adolescenza”: soave ballad agrodolce e intima:“oggi il livello del dolore m’è cambiato calcoliamo i danni mentre imprechiamo trattenendo il fiato”

“I miei panni sporchi”: “Quando credo io credo in te” incedere nervoso pronto a esplodere, intelligente il ponte che abbassa i giri di colpo: “ho cent’anni nei miei panni marci e intanto mi condanni feroce ai tuoi artigli”

“Tenebra”: “non ti creare problemi quaggiù’ ce ne sono già tanti” Desert ballad che si dipana sinuosa, lisergica: “eviterei un lavoro fatto.a metà”

“Vortice cremisi”: strumentale a tinte noise

“Pronuncia il mio nome”: solenne e funerea per certi versi, procede senza scossoni per accumulo d'intensità: “la fine arriverà firmata instagram mentre dormiamo creature con le corna aumentano tra le mie palle”

“Forma mentis”: la titletrack, evocativa e martellante dall’atmosfera incendiaria, con un arrangiamento straordinario e con Adriano Viterbini a donare il suo tocco unico: “non ho più’ sangue da darti potro’ mai perdonarti per avere rubato i miei anni?”

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