Bridgerton, la serie tv di Shonda Rhimes su Netflix

 

“Più una Lady è luminosa, più in fretta può bruciare”


Siamo nel 1813 e una voce fuori campo, che fa molto “Gossip Girl”, annuncia e presenta le famiglie protagoniste di “Bridgerton” il primo show Netflix targato Shonda Rhimes, dopo l'abbandono di quest'ultima alla ABC, dopo anni di successi tra i quali “Scandal” e “How to Get Away with Murder”, dove ancora persiste dopo sedici anni il medical “Grey's Anatomy”, nel frattempo però Shondaland si è trasferita sul canale on demand più importante, che ha già fatto propri due dei maggiori showrunner dell'ultimo ventennio, la Rhimes per l'appunto e Ryan Murphy. 

“Bridgerton” è un mix tra “Downton Abbey”, “Gossip Girl” e alcuni film Disney, tipo “Cenerentola”. I dialoghi sono estremamente moderni e questo non fa che creare un contrasto fastidioso tra l'epoca, i costumi, la location e un turpiloquio che non fa di certo invidia ai peggiori bar di Caracas. Nota di merito va alla Rhimes per aver creato qualcosa di completamente lontano dai suoi standard, bellissima la scelta della voce narrante, Lady Whistledown, che in lingua originale è quella di Julie Andrews, e che è esattamente alla stregua di Kristen Bell di “Gossip Girl”, perché Lady Whistledown, non fa altro, attraverso un opuscoletto che viaggia di casa in casa, di narrare i pettegolezzi che avvengono per tutta la città. Per il resto “Bridgerton” è una serie strabordante di cliché, di nudità inutili e di intrighi che lasciano il tempo che trovano, ecco perché storciamo parecchio il naso se pensiamo che la mente dietro a tutto questo sia la stessa che ha creato serie splendide come quelle sopracitate. 


Otto episodi da circa 50 minuti ciascuno per raccontarci una Londra dei primi dell'800, nella continua rivalità tra due famiglie, la Bridgerton, numerosissima e composta da: la vedova Violet (Ruth Gemmell), e dai figli: Anthony (Jonathan Bailey), Daphne (Phoebe Dynevor), Hyacinth (Florence Hunt), Eloise (Claudia Jessie), Colin (Luke Newton), Benedict (Luke Thompson), Gregory (Will Tilston) e Francesca (Ruby Stokes), acerrimi nemici dei Featherington, che sono praticamente tutte donne, decisamente più bruttarelle, mentre alcuni dei Bridgerton cercano di essere educati e gentili ma con scarsissimi risultati, a salvarsi è solo Daphne. I Featherington sono composti da: Marina (Ruby Barker), Philippa (Harriet Cains), Prudence (Bessie Carter), Penelope (Nicola Coughlan), Archibald (Ben Miller), patriarca della famiglia e sua moglie Portia, interpretata dalla sempre sublime Polly Walker. Lo show è basato sulla serie di romanzi di Julia Quinn e vede molti altri personaggi al suo interno, tra i quali bisogna ricordare: Lady Danbury (Adjoa Andoh), decana della società londinese e mentore di Simon (Regé-Jean Page), Duca di Hastings; la Signora Varley (Lorraine Ashbourne), governante della famiglia Featheringtons; Siena Rosso (Sabrina Barlett), cantante lirica, amante di Anthony; ed infine la Regina Charlotte (Golda Rosheuvel). Insomma una miriade infinita di personaggi decisamente ben caratterizzati, ma che non aggiungono molto ad una trama poco attraente. Nell'incipit ci troviamo alla presentazione delle debuttanti, avvenimento molto sentito in Gran Bretagna, con il suo famoso ballo. 

Sarà in questa occasione che la Regina vedrà subito di cattivo occhio le tre sorelle Featherington, preferendo a tutte le altre Daphne Bridgerton, ma uno scandalo, il primo dei tanti, comincia a circolare tra le strade della città. In un episodio ne succedono di ogni, questo va detto, ma tra cugine che arrivano che offuscano la bellezza delle figlie legittime, non solo in società ma anche nei cuori degli zii, amanti abbandonate di ritorno, matrimoni ed incontri sessuali inopportuni, uomini fin troppo belli per l'epoca e donne sfacciate e volgari, la serie con tutto quello che succede in ogni episodio si lascia seguire con facilità, ma secondo noi è tutto “troppo”: troppo forzato, troppo cliché, troppo prevedibile, troppo gossip, troppa bellezza, troppi nudi, troppe parole inutili. Sicuramente a livello tecnico, di regia, fotografia e colonna sonora, allo show non si può dire nulla, ma a nostro avviso è ben lontana dagli standard di altre serie della Rhimes. Traendo una conclusione dovuta, secondo noi la prima fatica di Shondaland targata Netflix è da mettere tra le cose meno riuscite della sceneggiatrice nella sua carriera.


Personaggi e doppiatori:


Voce narrante (Melina Martello)

Daphne Bridgerton (Margherita De Risi)

Simon Basset (Jacopo Venturiero)

Lady Danbury (Alessandra Cassioli)

Anthony Bridgerton (Emanuele Ruzza)

Marina Thompson (Benedetta Degli Innocenti)

Siena Rosso (Erica Necci)

Philippa Featherington (Martina Felli)

Prudence Featherington (Irene Trotta)

Penelope Featherington (Federica D'Angelis)

Violet Bridgerton (Barbara De Bortoli)

Hyacinth Bridgerton (Myriam Fatone)

Eloise Bridgerton (Elena Perino)

Lord Archibald Featherington (Davide Marzi)

Colin Bridgerton (Federico Campaiola)

Regina Charlotte (Barbara Castracane)

Benedict Bridgerton (Alessandro Campaiola)

Portia Featherington (Antonella Giannini)


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