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Tango Spleen Orquesta la recensione di “Vamos a la Distancia”


“Vamos a la Distancia” è il nuovo album di Tango Spleen Orquesta, il quinto in studio del gruppo leader del tango in Italia. Per i 100 anni dalla nascita di Astor Piazzolla, il gruppo riarrangia e reinterpreta i brani più famosi del musicista argentino combinandoli con composizioni originali. Le musiche di Piazzolla vengono 'trattate' ma senza particolare lavoro di post-produzione sui suoni. Il missaggio e la masterizzazione sono stati curati da Ivano Giovedì.


“Michelangelo ’70” mostra fotograficamente tutta la bellezza dei vicoli sudamericani, la frenesia delle notti calde nel violino di Luciano Casalino, la bramosia del pianoforte di Mariano Speranza. Brano ricco di minimalismo. Tutto il contrario dell’originale “Calles”, dove il piano sono passi in una strada notturna e il bandoneon di Francesco Bruno disegna un tango sensuale e morbido fino a quando non entra il violino lirico. 
Il pianoforte ‘solo’ apre pure “Adiós Nonino”. Ispirato più che mai, Piazzolla dedica al padre questa melodia struggente che i Tango Spleen Orquesta rendono ancora una volta minimal, senza orpelli, dove ci si concentra inevitabilmente sulla musica, sulle armonie, sulla drammaticità di questo viaggio tra i tasti “ebony and ivory”, interrotto solo dall’incursione del violino e da un potente finale sentimentale d'archi.

“Milonga Schupi” è un altro brano originale di qualche anno fa. Spezza il disco e il pianoforte crea dinamiche fresche, gioviali, grazie ad un dialogo costante con il violino e il bandoneon e la ritmica graffiante degli archi che nell’album sono suonati da Vanessa Matamoros (contrabbasso) ed Elena Luppi (viola), mentre sul finale in stile “tico tico” Anna Palumbo adagia delle danzanti percussioni.

Felpata “Milonga del travador” con il contrabbasso pizzicato e curioso, il cantato ispirato di Speranza, il violino e la viola in una liaison appassionata. E’ “alma”, pura… La particolare fisarmonica si dilata e prende forma “Ciao”, pezzo altamente cinematografico d’antan, con delle dinamiche volte a disegnare un respiro inquieto, l’inspirare e l’espirare musicale, su cui le percussioni sono un cuore che battono irrefrenabilmente.

“Oblivion”, uno dei brani più noti di Piazzolla, qui rivive intenso, si lascia attendere ed ammirare grazie al bandoneon che non manca neppure nella sognante “Dos Aguas”, con un passaggio melodico che ricorda la più soul “Hit the Road Jack” e il tango prende nuova forma e linfa come in “Poeme”, brano che viene destrutturato dalla Tango Spleen Orquesta ed arricchito da dinamiche inquiete e ancora una volta liriche e filmiche.

“Vamos a la Distancia” si chiude con "Fracanapa", brano che lo strumentista scrisse nel lontano 1963. Rispetto ai brani precedenti sono la ritmica e gli archi i protagonisti di questo caos primordiale, dove il piano interviene a ridefinirne i confini.


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