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Mosè Santamaria "Come cani per strada" la recensione

 


"Come cani per strada" è l'album di Mosé Santamaria prodotto da LaCantina Records di Giacomo Capraro e Max Manticò. Il disco è elettronica allo stato puro, ma non si può prescindere dall'uso di chitarre e pianoforte a voler rimarcare alcuni punti essenziali. 

Nell'Intro ambient con la vocalità di Mosé sussurrata: "nessuno nasce, nessuno muore, come cani per strada ti amerò. Sempre", aprendo alla successiva "Come un Buddha sotto un fico", ricca di un'elettronica suadente, con la voce che fa l'occhiolino agli anni '80: "La felicità non è una destinazione ma un mezzo di locomozione..."

"Occhi nudi" procede sulla stessa linea di campionamenti e momenti dilatati in cui ad emergere è la parte testuale, anche se rispetto ala ritmica in stile new wave, la voce è più bassa (ed effettata): "Cerco un pianeta solo ad occhi nudi..." ed oggi più che mai c'è bisogno di guardare oltre quel muro che negli ultimi due anni è stato il nostro limite più grande. Fisico e mentale.

Ha dinamiche hip hop "Skinny", "sognando l'America"... qui entrano le chitarre a colorare "l'alba puttana"... il nostro, con una buona dose di termini contemporanei e immagini-spot, riesce a raccontare una storia tossica, che è meglio che sia finita."Yoko Ono", scelta alquanto singolare come titolo, ma probabilmente è stato scelto il nome della compagna storica di John Lennon come specchietto delle allodole. E infatti: sicuro che tutto quello che facciamo "per stare bene per stare bene" sia realmente "per stare bene" e non perchè 'fa figo' farlo? Siamo frutto, d'altronde, di mode passeggere... assolo di synth efficace sul finale...

Quanta nostalgia del "Festivalbar", di un certo modo di fare musica, di un'epoca, "la saudagi di un ricordo". Santamaria si perde nei ricordi estivi, nel "sogno tropicale", di amori sfuggenti, di quei sentimenti che esplodevano un pò come, per l'appunto, i tormentoni estivi. E' la canzone più melodica dell'album non a caso, che - sempre non a caso - si chiude con "Epitaffio": l'intro col pianoforte deciso, da ballad, "ma quando morirò mettimi un fiore in bocca che rinascerò con il sorriso da sole e lo stadio pieno"... e la ritmica entra in scena per il miglior pezzo del disco. 













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