S embra quasi voler riproporre il mito del buon selvaggio di Rousseau, Giovanni Lindo Ferretti con questo ritorno a sorpresa, dove è la figura del cavallo ad ergersi prepotentemente e metafore o meno a fungere da motore trainante della modernità, in quanto ne è fondamento in primis e riferimento all'uomo consumista di oggi. Un invito a riscoprire le radici come ancora di salvezza. Musicalmente siamo di fronte a un mood ben riconoscibile, a un vero e proprio marchio di fabbrica, che ha fatto letteralmente la storia dai CCCP ai Csi ai Pgr ai dischi solisti...c'è tutto il Ferretti che abbiamo imparato a conoscere, immerso in atmosfere sinuose e rumoristiche al contempo, un lavoro oscuro e affascinante ma di contro siamo al cospetto di un concept pesantissimo, a partire dal tema trattato e inevitabilmente monocorde, anche nelle sue variazioni e a cui non bastano i giochi linguistici del nostro e la voce intensa a farlo digerire del tutto, ascoltare questo album è una fatic...
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