Matteo Costa passa "dall'altra parte della barricata" facendo uscire per la sua Garrincha Dischi ovviamente, questo album che rispecchia e non potrebbe essere altrimenti i lavori dell'etichetta. Un album di cantautorato moderno che ammicca al pop quanto basta per essere memorizzabile e gli sfugge abilmente quando è il caso, ora sporcandosi di blues, ora di reggae... di leggerezza anni '60, perdendosi amabilmente tra violini, sax, trombe... per un risultato coeso, intimo e suggestivo. Non è un capolavoro intendiamoci, il nostro non ha la schiettezza disarmante di Brunori, inevitabile l'accostamento e qua e la è riscontrabile qualche ingenuità di fondo, ma è certo che siamo di fronte ad un album piacevole, godibile nel suo insieme, di un autore interessante, che fa della poesia "piccola" il suo marchio di fabbrica e che non può che migliorare: "Hyde Park": "le solite promesse di miglioramento e redenzione"... una chita...
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