Non è un caso che i Massimo Volume aprano questo "Aspettando i Barbari" con un testo che non sia di Emidio Clementi, in quanto i nostri si prodigano a darci la soluzione in un certo modo sin dall'inizio "vince chi resiste" e pongono già in essere la necessità di uno sguardo "altro" (gli innumerevoli personaggi presenti nel disco, come "i lumi che accendiamo per nascondere noi stessi") che è per certi versi la cifra stilistica di tutto l'album, che possa ricongiungersi idealmente con tutto quello da rispedire al mittente nella conclusiva "Da dove sono stato": "Vi lascio e corro incontro ai giorni che mi spettano le carte appese al petto e una versione di riserva per tutte le strofe uscite male e le frasi sbagliate che nessuno potrà più cancellare" ma nell'attesa che i barbari arrivino una volta per tutte, perchè è palese che siano già tra di noi, l'opera di Ryan Mendoza che fa da copertina è alquanto esplica...
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