"Parlate come un uomo qualsiasi, mi deludete" Il cinismo con cui spesso si accoglie alcuni film, certe volte aiuta. Aiuta più che altro a maturare lo stupore nell'osservatore, nei confronti di qualcosa che non ci si aspetta. “La Bella e la Bestia” del regista francese Christophe Gans, ha affrontato una favola che, come tutte le fiabe, ha più di una versione. Pare che derivi dalle storie della Grecia antica, a metà strada tra “Amore e Psiche” e “L'Asino d'oro” di Apuleio, poi c'è la versione più popolare di Beaumont e quella che pare sia l'originale edita da Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve in “L a jeune américaine, et les contes marins” nel 1740, senza dimenticare Straparola nel 1550. Gans sembra attingere da più fonti ma senza creare confusioni e lo fa con una portata scenica interessante sotto diversi punti di vista. Siamo in Francia, periodo pressoché barocco. Un mercante (Andrè Dussollier) dopo aver perso veliero e fortuna si ritr...
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