Non è certo il caso di stare qui a parlare de “Il vedovo” di Dino Risi, né di Alberto Sordi, né di Franca Valeri… da cui questo “Aspirante vedovo” prende spunto, perchè in realtà si tratta di tutta altra cosa,( se si eccettua chiaramente la sinossi) che non ha velleità sociologiche, al contrario del film di Risi che aveva risvolti più seri e ampi a livello di rappresentazione dei tempi ed evitate con cura di scomodare anche la sceneggiatura perfetta di allora. Ogni paragone è dunque oltre che irrispettoso, inutile, stiamo parlando infatti di una commediola che ti porta al cinema per strapparti una risata, che non ha pretese, punto. Ecco, prendiamolo così “Aspirante vedovo”. Perchè sin dall'immagine iniziale, di un Fabio De Luigi con la sua classica “faccia di circostanza” che sbuccia un pompelmo come se fosse un'operazione chirurgica per poi poco dopo odorare il sedere del proprio cane, non puoi non sbellicarti dalle risate. E la forza del film di Massimo Venier infatti s...
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