Il ritorno del "Teatro degli Orrori" è un pugno in faccia al perbenismo, al qualunquismo, al menefreghismo che alberga oggi da padrone in questa società malata e complice al tempo stesso. Sono necessarie canzoni come queste, ma non basteranno di certo purtroppo a far prendere coscienza a una popolazione che ama crogiolarsi su se stessa per non dire rincoglionirsi. Giusto l'altro ieri avevamo recensito Necroide dei Bachi da Pietra, il discorso, il messaggio, con altri mezzi e dinamiche, oggi recensendo il Teatro, praticamente non cambia. Capovilla spazia decisamente più sul sociale e ha un'ironia diversa da Succi, più ricercata e a sensazione, ma è innegabile che entrambe le band, coerenti e differenti nei propri percorsi artistici, stiano dicendo la stessa cosa, ovvero, che ci voglia una scossa, che l'uomo ha perso la sua strada... partendo dalla negatività, dalla mostruosità che ci circonda e che noi abbiamo accettato, quasi come se nulla ...