Un album diviso in due parti, che punta diritto al mercato internazionale, delimitato da due ballads, per così dire tra virgolette, all’inizio e alla fine. Una prima parte sporca, rumorosa, veloce e una seconda, quasi rallentata, sperimentale per certi versi, straniante ed evocativa al tempo stesso. Ad accumunarle la ricchezza dei suoni e la voce profonda e “retorica”, importante, di Pierpaolo Capovilla, che a volte quasi si fonde con le trame per lo più chitarristiche, che tengono su l’impalcatura dei brani, altre volte, specie nelle ballads che sanno tanto di Nick Cave emerge in tutta la sua profondità. Un album che potremo definire interlocutorio, perchè ci si aspettava decisamente di più ed è inutile negarlo, da questi undici brani, che compongono “A better man” e anche se sinceramente le critiche che si possono leggere in rete, ci appaiono alquanto ingenerose, tuttavia non si può non rimarcare il fatto che dopo tanti anni "se torni, lo fai con qualcosa di veramente not...
di Musica, Cinema, Serie Tv e..