Variegato e ricco di sapori/suoni diversi ma funzionali, ficcanti, incisivi e mai domi, i Bachi da Pietra, rilasciano un lavoro granitico e coeso seppur nelle sue diverse sfaccettature, giocando coi generi, facendoli propri, secondo le loro corde e esigenze narrative, tra Dio e l'Uomo anche esso Maiuscolo, con le sue contraddizioni, i suoi punti di vista labili, la sua libertà di scelta presunta. Un "Quintale" di roba buona che passa dai '70 ai '90 con assoluta maestria, rimodulando la materia sonora con estrema potenza e intensità, con un discorso forte, importante, sui testi che lega le tracce come fili invisibili o angoli diversi che hanno la stessa visuale. Giulio Favero aiuta a far suonare l'album (registrato in analogico) antico e moderno nello stesso tempo, ma i brani presi di per se hanno il furore dell'urgenza espressiva, la voglia di comunicare che abbatte le barriere, seppur ribadiamo nella loro diversità intrinseca... non ci sono momenti i...
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