La casa, intesa come luogo dell’anima, come approdo, nel mezzo la ricerca, il viaggio interiore, una nuova consapevolezza/rinascita, la crescita definitiva, la fine dei tormenti e un nuovo inizio... "perchè il problema è che passiamo troppo tempo velocemente dall'età in cui diciamo farò così a quella in cui diremo è andata così". In un mondo "dove nessuno lavora più, ma tutti fanno qualcosa d'artistico e con l’America sulla sfondo, Sorrentino dirige un intenso road movie appunto interiore, che scava dentro le macerie di un Sean Penn, eterno bambino, che ha le sembianze di Robert Smith, ma spesso si atteggia, specie nella prima parte ad un Ozzy Osbourne uscito dalla serie di Mtv, in gran spolvero, che porta a spasso con movenze incerte, il suo carrello/fardello, ora della spesa, ora da viaggio, ma sempre stracolmo di scheletri e fantasmi, dentro se stesso, con la sua stessa maschera a portarne i segni. Giocato abilmente sulla metafora del viaggio e sulla massim...
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