Non possiamo stupirci che il premio della miglior regia a Cannes sia andato a Nicolas Winding Refn e al suo “Drive”... perchè principalmente al di là della storia, quello che emerge prepotentemente dall’ora e trentacinque di visione è assolutamente la macchina da presa, ora fredda e decisa come lo sguardo impenetrabile di un Ryan Gosling “senza nome” che nasconde chissà quale segreto di un comunque torbido passato, ora delicata nei silenzi complici tra lo stesso e Carey Mulligan, “Irene”, una violenza per così dire “estetica” nei vari assassinii, funzionale, mai invasiva eppure assoluta protagonista, coi movimenti che hanno una leggiadria eccezionale nell’accompagnare il climax, specie nelle scene in auto, supportata poi dalla fotografia ottimamente calibrata di Newton Thomas Sigel, risulta essere un valore aggiunto, specialmente nelle sequenze notturne... a cui fa da ottimo contorno una colonna sonora che pesca a piene mani nei primordi dell’ electro pop. Refn insomma non...
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