“- Altri cinque anni? - Per chi mi hanno preso? - Per uno di quei cazzoni della bibbia che vivono per sempre?” Quando si parla di un regista come David Lynch sarebbe riduttivo raccontare una trama, semplice o meno che sia, parlare della storia, di snodi narrativi e parlare, sarebbe meglio dire sproloquiare... piuttosto... di atmosfere oniriche, perché “il sogno” e i suoi significati reconditi, sono letteralmente alla base della sua filmografia. Non può fare di certo eccezione la terza tanta attesa stagione di “Twin Peaks” 25 anni dopo, che alberga, dimora, vive nel subinconscio del suo autore, impregnata da dinamiche surreali e costellata da omicidi "apparentemente" scollegati tra loro. Se nei film il nostro si è imposto per così dire una disciplina, una coerenza narrativa, una logicità del fluire degli eventi (discorso a parte meriterebbe Inland Empire ) pur ricorrendo ai suoi amati “doppi” ( “- Sei ancora con me, ottima cosa”) a “maschere”, a “zone p...