Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da maggio 3, 2013

Il cecchino di Michele Placido

"Nessuno ti conosce, non esisti proprio e questa è la prova che sei l'uomo che cerco" Tralasciando la fotografia di Arnaldo Catinari che non dispiace, una regia comunque funzionale e una prova attoriale tutto sommato discreta, Mathieu Kassovitz e i suoi sguardi molto intensi, Olivier Gourmet, Francis Renaud, Nicolas Briançon, Luca Argentero... nonostante un Daniel Auteuil sin troppo espressivo, "Il cecchino" di Michele Placido, è un film che non lascia traccia, perso nel dare allo spettatore false piste narrative per sorprenderlo, procede così inquadratura dopo inquadratura, perdendo ben presto il bandolo della matassa che dopo la prima mezz'ora iniziale va totalmente alla deriva, facendo in modo che la suspence provocata dai presunti colpi di scena scada nel ridicolo involontario, complici gli snodi narrativi, inspiegabili se non quanto meno contorti e poco lineari. Esempio lampante ne sono le scene finali dove si cerca un certo spessore drammaturg...

Intervista con i Lolaplay

Nella recensione abbiamo parlato di disco "pop"... alla fine ci è sembrato che il tutto si potesse ricondurre a  questo tipo di discorso, anche per le critiche più o meno velate che assestate tra i brani... qual'è la vostra percezione in merito? Se abbiamo detto una cazzata o.... sintetizzando ci pare un pò la risposta a quello che "alla gente" fanno sentire... un messaggio semplice  e diretto per dire, volete il pop, ma fatto come si deve? Bene, eccoci qua...   Ci sta benissimo che si parli di pop quando ci si riferisce a noi, come ci sta benissimo qualunque altra definizione, non siamo abituati ad etichettare la musica che facciamo, per noi è semplicemente l’espressione di cio’ che viviamo e sentiamo nel momento in cui la componiamo.  Se poi la si vuole chiamare pop, rock elettronico, indie va benissimo, per noi, ha veramente poca importanza, oltre al fatto che non crediamo che definire “pop” qualcosa sia da leggere con un’accezione negativa, in fondo,...

I Gatti Mézzi - Vestiti leggeri

Gran bel ritorno per I Gatti Mézzi, "Vestiti leggeri" è infatti un'ode al buon gusto, alla classe innata della band che rilascia l'ennesimo rifugio ai mali della modernità... Fuori dal tempo e dentro al sogno, colonna sonora di immagini ora nitide ora sfocate che si fanno posto nella memoria, questi brani sono acquerelli, istantanee, ricordi, destinati a rimanere sospesi nello spazio che i nostri creano, ammaliando l'ascoltatore dopo un paio d'ascolti, con l'ironia verace delle loro radici che si scontra con la realtà quotidiana, sorretti da un'arrangiamento sontuoso ma mai invadente, funzionale e prezioso... sempre, che dona luce nuova al corpus... "poesia" è forse il termine più adatto ed è bello sapere che ci sono in Italia gruppi del genere, di contro, il fatto che I Gatti Mézzi siano poco conosciuti in Italia e non stiamo parlando di esordienti per la precisione... evitiamo giri di parole, anzi, restiamo direttamente senza:   ...