Davvero inutile girarci intorno, Cammariere ritorna col suo album più brutto, piatto e monocorde fino all’inverosimile, dove si salva poco o niente, senza aneliti di rinnovamento e dove si ha tangibilmente la sensazione di un autore “alla frutta”, se gli episodi migliori sono da annoverare a uno scopiazzamento di Sergio Caputo o nel seguire pedissequamente De Andrè... la maggiorparte dei testi scritti dal fido Kunstler sono poi di un banale che sconfina nell’ingenuità disarmante... nel senso di: Ma davvero hai scritto nel 2012 robe così? Fuori tempo e fuori luogo il nostro ricalca in questo suo viaggio, le sue mete confacenti senza più rinverdire la magia degli esordi nemmeno per sbaglio... una delusione cocente insomma e senza appelli... L’album comunque è piacevole e non è un paradosso, chiariamoci, ai fans piacerà di certo, ma noi abbiamo l’ardire, viste le aspettative e il talento del nostro, di aspettarci qualcosa di più... visto che parliamo di arte e non di “prodotti com...
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