Rispetto al primo capitolo, questo secondo parto non risente dell'effetto televisivo e della riduzione a sketch scanditi "dai giorni della settimana" a dare una coesione sottilissima, che erano il difetto originario, ovvero quello di non aver saputo superare la provenienza del format. Qui invece si riesce nell'intento allungando i tempi delle gag e inserendole in un contesto più filmico, grazie a una sceneggiatura più costruita (scritta dallo stesso regista e De Luigi) che riesce a essere unitaria grazie all'impianto chiuso dato dal castello di Abatantuono meno dispersiva del precedente che contava anche l'ufficio di De Luigi e Siani e la presenza di Chiara Francini a portare scompiglio. C'è dunque più coesione e le gag sono anche migliori e più divertenti, grazie appunto ai tempi comici dilatati, quella di Abatantuono "morto" è la più riuscita, che risalta ancora di più in quanto fa si che il film parti letteralmente dopo un inizio a dire i...
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