Evidentemente far si che ad occuparsi dell’adattamento cinematografico di un romanzo, sia la persona che lo ha scritto, ha il suo vantaggio. I toni, le atmosfere delle pagine di David Nicholls sono infatti splendidamente trasposte sul grande schermo: - Dal bignami del tempo che passa, scandito dal pretesto narrativo insito nel titolo e felicemente fatto notare con l’evoluzione tecnologica, dal gioco di “specchi” dei personaggi (ed è davvero il caso di dirlo, visto il gran numero di inquadrature attraverso “lo specchio”) che in un certo qual modo si scambiano le parti, fino a ritrovare se stessi (o meglio quello che sognavano di essere o ancora meglio, perlomeno provarci), alla elegante messinscena di una struttura circolare, che non lascia dubbi sulla natura e statura del film e soprattutto dal riuscire a condensare in pochi eloquenti fotogrammi, importanti snodi narrativi: - Come non notare “le finezze” sull’assunzione di cocaina, nei due secondi di una carta di credito sollev...
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