Se nel suo precedente lavoro, Marina Rei si destreggiava amabilmente con parole ruvide e un sound sporco, oscuro e affascinante, in questo "Pareidolia", l'artista romana, sembra quasi voler mostrar di se l'altra faccia della medaglia, quella più solare e meno spigolosa. La libertà indipendente del precedente album, la capacità di osare, si tramuta in questi brani in una vera e propria apertura verso la forma canzone, a un ampio ricorso alla melodia... alla luce. Ma il percorso è perfettamente coerente, in quanto non ci sono sovrastrutture tipiche dei brani pop nostrani, il sound rimane essenzialmente scarno e sono la vocalità della Rei, i preziosismi degli arrangiamenti a far la differenza e a rilasciare canzoni d'autore e di ottima fattura che fanno si che Marina "esca" grazie anche all'apporto di Giulio Ragno Favero - chitarrista e produttore de "Il Teatro degli Orrori" - dalla sua "oscura e affascinante caverna" per guar...
di Musica, Cinema, Serie Tv e..