"Se pensavate non eravate muratori" Rolando Ravello passa dietro la macchina da presa e Kasia Smutniak dedica il film a Pietro Taricone e alla figlia, Domenico Procacci produce il tutto, senza addentrarci troppo in altre vicende, la famiglia sta al centro del progetto e pone le fondamenta per un discorso più ampio che coinvolge razzismo, fratellanza, integrazione: "Ma che ci stanno i fuochi d'artificio? No è il campo nomadi.. Che stanno a fa nà festa? No gli hanno dato foco" Temi importanti insomma mischiati a uno humor tipico da commedia all'italiana vecchio stampo, sagace e corrosivo, specie nelle battute di contorno, che servono a definire il quadro: "Come si chiama? Silvio.. Che nome da stronzo" o ancora: "Mi raccomando Malù che tu sei il nostro centravanti... Tranquillo papi" Ma ce ne è anche per il Vaticano con le sue case date ai ricchi quando basterebbe un umile box: "Tu mi hai chiesto cosa devo fare e...
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