Con il nuovo disco omonimo, The Fottutissimi tornano con il loro rock energico e fotografano il disagio percepito da chi è cresciuto a cavallo tra l'era analogica e quella digitale, accostando sonorità anglofone a sferzanti testi in italiano. Le atmosfere si muovono in un crogiolo di influenze, dove si fondono echi orwelliani, poesie di Blake e suggestioni pseudoscientifiche intrecciate a riflessioni personali. Emergono anche temi quali la sfiducia verso la post-modernità e desiderio di riscoprire l'autenticità del contatto umano, " sconvolgenti asimmetrie", il rumore percepito come caos, gli spettri come giochi di luce nel vuoto. Un disco che si muove sul crinale sottile tra nostalgia e inquietudine contemporanea, capace di fondere l’energia ruvida del rock anglofono con una scrittura tagliente e densa di significato. I riferimenti temporali sono veri e propri poli emotivi: da un lato il calore imperfetto del passato, dall’altro la freddezza iperconnessa del presente...
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