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Lo Straniero - Lo Straniero



Eleganza e genuinità anni '80, beat contagiosi, un immaginario poetico importante reso da testi raffinati e "provinciali", scorci psichedelici, melodie contagiose e ben costruite, questo e quant'altro per l'esordio de "Lo Straniero" che ci puoi sentire dentro un pò di tutto, da Faust'ò a Camerini, passando per i CCCP a Giuni Russo fino ad arrivare ai primi Baustelle ma alla fine ciò che più convince è un'originalità fatta salva comunque dalla band, che esordisce adesso per "La Tempesta" ma che non era di certo sconosciuta, quanto meno per gli addetti ai lavori. Se il mood anni'80 vince sovrano su tutto quello che esce fuori non solo in Italia e tutti, oggi, famosi, più o meno, indie, più o meno, esordienti, vincitori e reduci da talent... la differenza alla fine la fanno sempre e solo i brani, che puoi vestirli come vuoi, dargli più cassa, aggiungerci quel riverbero particolare, alla fine contano le canzoni e "Lo Straniero" per quanto ci riguarda, le canzoni ce li ha a tal punto che può fare di più, che non consiste tanto dall'uscire da certi stilemi o da riferimenti veri o presunti ma nell'osare maggiormente, nello sporcare certe dinamiche più propriamente pop che si rincorrono in questo primo album e di dare più respiro agli spazi solo musicali, senza ovviamente snaturarsi più di tanto. Ottimo album d'esordio.

"Speed al mattino": "non pretendo di esser capito" pop new wawe anni 80 con la melodia del riff godibilissima

"L'ultima primavera": "in una sera di stelle false la primavera come una cella" dall'incedere ipnotico, che sfocia in un ritornello dal beat avvolgente: "risvegliati ora lo sai che per amarsi non è mai troppo tardi... che per armarsi non è mai troppo tardi"

"Rimango qui": "Tanto tu non mi vuoi più" "casa tedesca" e melodie fresche anni '60 che esplodono nel ritornello "non guardo indietro non tiro il freno"

"Nera":"Bianca non devi temere non serve punirsi ma andare veloci oltre al passato che cosa è cambiato" una sorta di mantra martellante e coinvolgente

"1249 modi": "concentrati suoi tuoi obiettivi non smettere di sognare vai in palestra" ha un non so che di nostalgia e occasioni mancate, con la consueta ironia

"Cavalli di carta": "corrono al buio inisieme non hanno mai visto tramonto" l'intreccio vocale e le parole fanno a pensare ai Baustelle anche per i risvolti melodici, poi però la ritmica prende decisamente il sopravvento

"Braccia": "la possibiltà come una finestra non essere al servizio della casta forse le mie braccia forti sono aggrappate all'agricoltura o forse ho perso il posto giusto mettiamo in ordine i pensieri tuoi" evocativa e suggestiva, fa pensare a Giuni Russo

"Jet Lag": "sai cosa significa allucinazione? Capire tutto al volo e non poterlo dire esistiamo non servono interpretazioni viaggiamo a piedi e con la mente senza destinazione" morbida e sinuosa nonchè poetica

"Lo straniero": "estraneo ma te stesso estraneo perchè è strano io non mi riconosco io me ne vado" pop punk trascinante "essere vivo gli sembrava un errore poi ha capito che nessuno è scontato e da allora non ha più avuto timore

"Sotto le palme di Algeri": "dopo un sonno corto tipico di chi ha torto " viaggio continuo e giochi di parole tra ritmiche scomposte che trovano pace nella melodia rassicurante del ritornello 

"Angeli sulla punta di uno spillo": "e devi evitare ogni stato di torpore affiancare al cinismo l'amore" leggera e intensa allo stesso tempo, chiude l'album in maniera ottimale: "Non dipende dall'estetica solo dopo atti di pratica un ritratto può esser più limpido"

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