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Cosmetic - Nomoretato



La maturità o meglio l'immaturità presunta, è il tema di questo nuovo capitolo targato "Cosmetic", "Nomoretato", un album decisamente affascinante, specie per quanto riguarda il sound creato dalla band, sempre corposo e intenso e aperto alla varietà di soluzioni e arrangiamenti. Nei testi si denota, come accennavamo poc'anzi, la ricerca di uno sguardo puro e sgombro di pressioni che fa inevitabilmente a pugni col mondo dei grandi, che ora sembra nostalgico, disilluso, ma sempre fiero e più spesso prende coraggio e non le manda a dire e incita alla speranza, alla voglia di cambiamento e rinnovamento perenne. Un gran bel album insomma, un lavoro coeso e compiuto, che segna un ulteriore step per i nostri che confermano in toto le loro qualità.
Si comincia con "Venue": "Noi non ci siamo mossi di un metro stiamo di nuovo cercando un'idea" che procede sospesa e sinuosa con lievi trame psichedeliche e si prosegue spediti con "Crediti": "Non mi serve più a niente pensare a te" che mischia un'attitudine punk a incisivi passaggi melodici, che può ricordare certi episodi dei Verdena. "Occhi gialli sull'isola del mondo": "Non mi hai detto niente questo è divertente" è invece una sostenuta pop ballad ancora con inserti psichedelici che ben si abbina a "Nelle mani giuste": "Non mi importa di svoltare ho un cuore da salvare, le strategie per vendere si distruggono da sole", filastrocca pop con i synth a inframmezzare e con tanto di ritornello evocativo, una delle tracce più immediate seppur amare dell'album: "non ho mai avuto secondi e fini se non quelli che può avere uno di noi bambini". "Stanza del figlio": sulla chitarra acustica portante, è una folk ballad dai sapori nostalgici. "Nomoretato": la title track, ha un incedere oscuro e dolente: "abbiamo perso la parte di noi che reagisce e che potrebbe non tornare più" e si dipana diradata e complice per un finale a tinte space rock. "Non ritornerò": col basso protagonista, immerso in un mood intimo convince appieno: "il tempo non ritorna mentre io, non ritornerò insieme a te" per uno strumentale acustico finale lasciato alle chitarre. "Continuum": è un intermezzo di una sorta di dubstep claustrofobico. "Voragini (Sotto i nostri piedi sicuri)": è una ballad  dai profumi anni 70 che ha cenni del Battisti prima maniera, con una ritmica trascinante: "Un figlio dato è cento veglio meglio di un uomo e del suo sbaglio". "Rocapina": inizio che è tutto un programma ma che si rifà all'incipit iniziale di "Venue": "potere continuare a darci degli immaturi, potete continuare ad approfittare sempre di noi" che presto si stempera in riff distorti, suadenti e ficcanti per un'entrata incisiva della sezione ritmica per poi abbassare i toni, per uno dei testi più ispirati dell'intero lavoro: "non hai idea della noia che viene a galla, quando sei solo e guardi dentro di te, in fin dei conti non ci serve l'analisi, non ha valore ciò che ti scrivi sulla pelle, lo porti in giro come morte stantio". Tra distorsioni e melodia è giocata "Bordonero": "stai aspettando da mesi una chiamata, la mia voce che vuole la tua vita" che precede la delicata chiusa di "Reprise".

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