Chance (Hulu/Infinity)


“Lui non sa nemmeno che sono qui... è pericoloso per me... anzi le dico che è pericoloso sia per me che per lei!”

Un incidente a catena, un uomo muore decapitato, una donna urla e un altro uomo racconta cosa è successo a quella donna seduta accanto al padre morto con la testa saltata sul cruscotto della medesima auto. Così inizia “Chance”, serie Hulu già rinnovata per una seconda stagione, ideata da Kem Nunn e Alexandra Cunningham, che vede protagonista un sempre eccellente Hugh Laurie che torna alla serialità dopo “Doctor House” e “The Night Manager”. “Chance” prende il nome proprio dal personaggio interpretato da Laurie, protagonista assoluto di questa serie che racconta la vita di questo neuropsichiatra forense: “Mi mandano i pazienti, do una valutazione e li indirizzo verso il percorso più appropriato”, così lui stesso descrive il suo lavoro. 


Ci troviamo a San Francisco, Eldon Chance è un uomo da poco divorziato con una figlia adolescente, Nicole (Stefania LaVie Owen), con un rapporto conflittuale col padre, che nella sua normale attività si trova di fronte a persone con disturbi psichiatrici a dir poco bizzarri, improbabili, difficili da gestire, ma a lui poco importa, perché si fa raccontare la storia dal paziente, dice all'individuo indicato da quale collega specialista andare e passa oltre, senza immedesimarsi troppo negli eventi della vita di quelle persone che si trova di fronte, nonostante le storie siano spesso incredibili e coinvolgenti. Un giorno però arriva nel suo ufficio una donna, il suo nome è Jaclyn Blackstone (Gretchen Mol). La donna sembra una “normalissima” paziente, come milioni di altre, la donna che ha subito spesso abusi da parte del marito, riscontra ultimamente vuoti di memoria e Chance decide di spedirla da una psichiatra, Suzanne Silver (Lisa Gay Hamilton) che si occupa di casi di bipolarismo. 


Dal giorno in cui Jaclyn incrocerà Chance, la vita di quest'ultimo cambierà radicalmente arrivando a rischiare la pelle. Il marito della donna infatti, tale Raymond Blackstone (Paul Adelstein), scopre dove si trova la moglie e vuole fare di tutto perché essa rinunci alle cure mediche. Chance però sospetta che l'uomo sia anche un assassino e che abbia ucciso la precedente psicanalista della moglie. Tra i personaggi, interessanti le figure di D. (Ethan Suplee), un uomo molto forzuto, violento e di poche parole, molto robusto ma con un grande talento che lavora come operaio presso un negozio di mobili pregiati nel quale Chance si reca spesso per acquistare e rivendere qualche prodotto di ottima fattura. L'altro personaggio da tenere sott'occhio è Ryan Winter (Paul Schneider), losco individuo milionario, molto rinomato dalla comunità, ma che in realtà nasconde un animo da psicopatico e killer seriale. Questo è il quadro generale di “Chance”, una serie intrigante, ben recitata, nonostante la classe di Laurie sia una spanna sul resto dei suoi colleghi di serie. 


Chance è un uomo fin troppo “eticamente corretto”, un uomo pieno di sensi di colpa anche quando non fa assolutamente nulla. La serie, che avrebbe potuto mirare decisamente più in alto, risulta alla fine poco originale, ma diversa senza alcun dubbio dalla serialità generalista che avrebbe messo su un telefilm procedurale marchiando Laurie con il classico ritorno al medico ricordando i successi ridondanti di “House”. No, per fortuna “Chance” è una serie che ha pochissimo di procedurale, contiene in se il pathos tipico da thriller, il fascino da relazione impossibile e ci da una visione decisamente diversa a quella a cui siamo abituati di Suplee, fratello pacioccone di Earl in “My Name is Earl”, uno dei personaggi migliori del contesto. Quindi potremmo dire che ci troviamo di fronte ad una buona serie, che avrebbe decisamente potuto dare di più, una serie che non scalpita, che non urla, una serie che probabilmente non vedremo mai vincere premi importanti e che non diventerà un cult, ma di certo una serie con un buon cast, una trama interessante, ma con un ritmo forse un po' lento e fin troppo “psicologico”.
“C'è differenza tra quello che la gente minaccia di fare e quello che fa veramente”









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