Passa ai contenuti principali

The Fottutissimi, la recensione dell'album omonimo



Con il nuovo disco omonimo,
The Fottutissimi tornano con il loro rock energico e fotografano il disagio percepito da chi è cresciuto a cavallo tra l'era analogica e quella digitale, accostando sonorità anglofone a sferzanti testi in italiano. Le atmosfere si muovono in un crogiolo di influenze, dove si fondono echi orwelliani, poesie di Blake e suggestioni pseudoscientifiche intrecciate a riflessioni personali. Emergono anche temi quali la sfiducia verso la post-modernità e desiderio di riscoprire l'autenticità del contatto umano, "sconvolgenti asimmetrie", il rumore percepito come caos, gli spettri come giochi di luce nel vuoto. Un disco che si muove sul crinale sottile tra nostalgia e inquietudine contemporanea, capace di fondere l’energia ruvida del rock anglofono con una scrittura tagliente e densa di significato. I riferimenti temporali sono veri e propri poli emotivi: da un lato il calore imperfetto del passato, dall’altro la freddezza iperconnessa del presente.

Le sonorità richiamano chitarre sporche e pulsanti, con arrangiamenti che alternano muri sonori a momenti più rarefatti, quasi sospesi. È in questi spazi che emergono le liriche, sferzanti e visionarie, con un linguaggio stratificato, mai banale, che richiede attenzione ma ripaga con immagini potenti e persistenti. Il vero cuore del lavoro, però, è tematico: una sfiducia all'oggi, percepita come artificiale e disumanizzante, contrapposta a un desiderio quasi viscerale di autenticità, come in "Padre Nostro". Il ritorno al primordiale diventa così un atto rivoluzionario, un ritorno necessario in un mondo dominato da simulacri digitali come nel brano ChatGpt. Un lavoro che non cerca compromessi, capace di graffiare e far riflettere, mantenendo sempre una forte identità sonora e poetica, come ne "Il Velo di Maya", alla ricerca di "un limite", dove la follia quotidiana non è più tollerata. Spazio anche alla cover fedele di "Shout". 

Commenti

Post popolari in questo blog

Cico Messina, "Luna Torta" il singolo. Ascolta

“Luna Torta” , è il nuovo singolo del cantautore siciliano Cico Messina che esce oggi in tutte le piattaforme digitali e che anticipa l’album “Sicilia Utopica” in arrivo nei prossimi mesi. Un brano che segna un deciso cambio di rotta stilistico per l’autore siciliano: un groove sospeso tra jazz, funk e canzone d’autore, un testo ibrido tra italiano e siciliano, e un’urgenza espressiva che riflette il peso del presente. ASCOLTA IL BRANO SU SPOTIFY ASCOLTA IL BRANO SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI Il testo di Luna Torta nasce in un momento di blocco creativo, in un tempo segnato da guerre, disorientamento e tensioni globali. La canzone racconta la difficoltà di creare, e perfino di esistere, sotto il peso della realtà. Ma lo fa cercando una via d’uscita, una forma di assoluzione, nel vivere e nel suonare, nel trovare respiro anche quando l’aria sembra farsi più densa.  Il brano è anche una dichiarazione d’intenti: Cico Messina apre il suo nuovo percorso artistico con una composizi...

Matteo Nativo, “Orione” l'album. La recensione

Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

Franky Selector "Odeon", la recensione dell'album

Un'aurea anni '70 avvolge Odeon , il nuovo album di Franky Selector (The Good People Records). Sintetizzatori, Fender-Rhodes sono la matrice su cui spaziano liberamente sax sensuali e percussioni sinuose a partire da "Au Delà De La Dernière Étoile" con un'armonia che si espande per tutto il brano, forse troppo ipnotico. Franky Selector non ha paura di proporre un genere, anche live, atipico per il momento storico, ma che sicuramente fa bene alle nostre orecchie. "Take Me With You" si muove a suon di bossa dal sapore estivo, come questi giorni che accennano ad un venticello di mare primordiale. "Con le mani senza paura" e rievocazioni sudamericani nel sound: "Ma dove vai, dove stai andando, lo sai che non sono nulla senza di te" ... una rhumba dinamica porta per mano il disco verso il blueseggiante e non a caso, "Abalone Blue" cambiando totalmente rotta in "Hocus Pocus", con i synth distorti e curiosi e un groov...