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Intervista con i Palkoscenico




Come sono nate le canzoni di questo Rockmatik che definite "storia d’amore tra l’uomo e la macchina" e in particolare come mai avete scelto questo titolo? 

Molti brani sono nati, dopo aver raccolto, pensieri, appunti, frasi, stati d’animo, sensazioni ed una acuta osservazione della realtà che mi circonda. Il disco è il frutto di tutti questi anni passati in giro per l’Italia e l’Europa. La scelta del titolo è stata fortemente voluta, cercavamo una parola che riassumesse un po’ la nostra storia, le nostre origini rock e l’incontro con  altri generi. Siamo partiti con i primi campionatori fino ad arrivare alle moderne programmazioni, senza mai abbandonare il nostro spirito rock, oserei dire anche rock’n’roll. 

E di conseguenza qual'è a livello concettuale il messaggio che volete trasmettere? Che volete sia recepito da chi ascolta l'opera?

Noi speriamo di trasmettere un messaggio schietto,onesto, e perché anche no semi-serio. Le prime critiche arrivate  sottolineano che i  Palkoscenico sono festosi, sì, ma con una causa....vi faranno pensare con i loro testi intelligenti, ma senza lasciare che nemmeno la musica passi in secondo piano(arrangiamenti e sound infatti sono curatissimi), vi faranno divertire ma senza frivolezze, sempre con la testa accesa…ecco questo per noi può essere la sintesi perfetta del nostro messaggio.

 

Si può considerare la varietà di stili filtrata con un uso dell'elettronica che noi abbiamo definito "sensibile" per quanto è calda e avvolgente la cifra stilistica vera e propria dell'album?

Si. Abbiamo sempre inteso l’uso dell’elettronica come un “comune strumento musicale”, da aggiungere al basso, alla batteria e alla chitarra. Nel corso di questi quindici anni circa, anche grazie ai numerosi live, abbiamo sperimentato, registrato, ri-registrato, mixato, rimixato, cercando  di creare un unico blocco musicale, tra i suoni classici e quelli elettronici, abbiamo concepito le programmazioni, i beat digitali non come accessori, ma come elementi indispensabili alla formazione del nostro suono. 

"O suono de culture" e "Energia" sono due brani per così dire "contro" e ci hanno molto colpito per l'ironia... per il modo in cui l'avete usata... vi va di parlarcene più approfonditamente?

Proprio attraverso l’ironia è possibile spiegare concetti molti seri. O suon de culture è un brano che riprende una vecchia teoria sulla costruzione della realtà culturale. In natura non esistono le etnie, le culture “altre”, ma è stato l’uomo nel corso della sua storia a costruirle a proprio piacimento, prima con teorie e poi con la pratica. La costruzione delle identità, ha generato le disparità, le discriminazioni. Per quanto riguardo energia, al primo ascolto può sembrare un brano “contro”, ma sempre ironicamente, si cerca di sottolineare che non è vero che i giovani d'oggi sono tutti vuoti e vogliono andare in tv a spassarsela. Poi se tutti vogliono fare i calciatori e  le veline, allora che ben vengano selezioni ferree, chi non ha niente da proporre prima o poi verrà fatto fuori, sia nel mondo dello spettacolo che nella vita.

 

Avete nel corso degli anni lavorato con grandi artisti e anche in questo album non vi siete fatti mancare niente... Ci raccontate qualche curiosità, aneddoto magari divertente?

Di aneddoti c’è ne sarebbero a migliaia! A parte la differenza tra i catering nei  camerini e come i tecnici da palco ti guardano. Uno divertente che forse ricorderemo per sempre, fu all’apertura del concerto di Kaledh. Al big avevano preparato un camerino da sogno, con cibo a volontà, frutta di tutte le specie, bevande fresche, tappeti, poltrone e fiori. All’ingresso c’era un suo body guard alto due metri, che sorvegliava l’area a noi interdetta; il nostro unico obiettivo era quello di entrare e “sciacallare” tutto, così per il solo gusto di vedere l’espressione di Kaled, dopo il concerto, entrando e non trovando nulla. Bene la missione fu portata a termine. Ovvio che noi sparimmo dopo la nostra esibizione.  

... e quali sono oltre a questi gli artisti che vi hanno influenzato maggiormente?

Naturalmente, i grandi nomi mondiali, da Bowie a Marley, Dylan, Rolling Stones, Pink Floyd, credo che chiunque abbiamo avuto un qualsiasi inizio musicale, non abbia ascoltato la loro musica. Poi per il nostro patrimonio nazionale, c’è tutta la scuola dei cantautori, Battisti, Modugno, De Andrè, Gaetano, Battiato.

... e tra gli artisti più giovani c'è qualcuno che vi piace particolarmente.. come vedete la scena attuale insomma, al di là dei generi e al di là dell'indipendenza o meno?

Noi crediamo nell’indipendenza; per noi essere indipendenti vuol dire esseri liberi, dal primo microfono che posizioniamo sulla batteria fino all’ultima voce registrata. C’è da aggiungere che la scena musicale indipendente , per fortuna o meno, ormai diventa sempre meno indipendente, alcune major, hanno capito, che anche nel circuito underground - indipendente, ci sono “risorse”, che organizzate su grandi numeri portano risultati eccellenti. È chiaro che se una major ci chiedesse di entrare a far parte della sua scuderia, non è che ci pensiamo molto o facciamo gli snob, anzi poter lavorare a certi livelli professionali, non potrebbe fare altro che accrescere ancora di più la nostra esperienza. Ci sono un po’ di giovani che negli ultimi anni ( che poi tanto giovani non sono più) hanno saputo imporsi, con il loro sound, i loro  testi, personalmente (LellTram) trovo molto interessante Appino, anche se da un po’ c’è di mezzo L’Universal,  ha fatto un grande disco da solista. Trovo molto noioso e superficiale tutto il circuito dei cantautori, che io definisco criptici, senza fare nomi, che si presentano sul palco con la loro chitarrina scordata, e propongono insalatoni di parole non sens, su improbabili melodie, perché come afferma Bassossio, non è detto che ciò che funzioni nella tua stanzetta, debba funzionare a tutti i costi su di un palco.

 

Progetti per il futuro, date live prossime da segnalare?

Per adesso porteremo in giro per l’Italia e speriamo di nuovo in Europa il Rockmatik tour. Per i prossimi progetti futuri, siamo molto interessati a fare re-mix e nuove version di alcuni brani che per noi sono significativi e hanno lasciato un segno sia in noi che nei nostri fans. Ma per adesso l’obbiettivo è suonare, suonare in ogni angolo dove si fa musica.

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