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Ultimo attuale corpo sonoro - Io ricordo con rabbia



Massimo Volume  e CSI, mischiati “con rabbia” e soprattutto urgenza... più che espressiva, sociale o politica, nel senso nobile del termine, “etica” e verità... fatti... è inevitabile quindi in un calderone del genere che in queste tracce, Dio e il Diavolo, il bene e il male, mai così simili, vengano tirati in ballo continuamente, sfidati, fatti confluire a più livelli,  si tratti di mera cronaca, riflessioni personali ed esistenziali, rapporti amorosi... l’eterna lotta è l’assoluta protagonista e viene sviscerata musicalmente in maniera del tutto efficace, in un sound tipicamente post- rock, incisivo, aggressivo, potente, a tratti collerico ma sempre trascinante... un vero e proprio muro del suono insomma, sul quale le parole vengono di volta in volta scagliate con pura “rabbia”, indignazione, violenza, ma anche con punte di nostalgia e malinconia che servono a variare il registro stilistico che mantiene per tutte le tracce un’aurea solenne ed epica.
Prima di passare in rassegna i brani,vi segnaliamo che potete ascoltare “Io ricordo con rabbia” a questo indirizzo:

“L'impero del male”: è un pianoforte intenso, sovrastato ben presto, immerso come dicevamo e che ritroveremo spesso nel corso dei brani, in sonorità tipicamente post-rock, ad aprire questo terzo lavoro targato Ultimo attuale corpo sonoro:
“guardami amore mio che sei sempre stata l’unica parte migliore di me disposta a migliorarmi” 

“Flight data recorder”: è la strage di Ustica il tema di questo sentito brano, che si dipana potente e combattivo, del resto, “un missile, sessantotto adulti, tredici bambini”
“Chi c’era in quel DC9... nessuno di importante”

“Della tua bocca”: cala il ritmo, la velocità, non di certo l’intensità, che non smette di crescere, insieme alla forza delle parole urlate: 
“e la tua bocca che sembra sempre aver appena mandato al diavolo qualcuno, non mandarlo al diavolo mandalo da me”

“Non ora, non qui”: citando volutamente o meno l’incipit di “Depressione Caspica” dei CCCP, tra “ricordi e radici”, i nostri sembrano quasi violentare in un certo qual modo la melodia, che qua e la si affaccia,  per essere opportunamente “colpita” dal sound roccioso della band, da segnalare la coda strumentale finale, oscura e penetrante, assolutamente degna di nota:
 “... e troppo a lungo oramai provato e corroso e prosciugate le vene hanno perso il furore cieco di battaglia le generazioni che mi hanno preceduto e insegnato”

“Fortàpasc”: la storia di Giancarlo Siani e il film su di lui, trama ideale per i giochi sonici del gruppo, aggressivo e travolgente:
“l’etica libera la bellezza”

“Undici settembre millenovecentosettantré”: un altro undici settembre e gli stessi difetti d’informazione, con accuse all’America nemmeno tanto velate, i ritmi sono cupi e incisivi, a tempo di marcia, altamente evocative le parole:
“ora è la guerra di bassa intensità fatta di brogli elettorali, di libertà di stampa inesistente”

“Casablanca”: pianoforte e violini, due minuti scarsi, a stemperare opportunamente la tensione, in un’atmosfera lirica e avvolgente, con tanto di cori, che dopo il brano precedente calza a pennello... 

“Mio sole dei morenti”: incedere marziale e riff ficcanti immessi in una melodia disturbata e solenne, con un’altra coda strumentale da segnalare, rarefatta e psichedelica:
”sento gridare dentro di me ma non conosco più il cammino della mia volontà”

“Non tacciano i canti”: la questione palestinese e la lotta del petrolio, invocando Dio, se c’è si intende... con meno foga e quasi una sorta di rassegnazione nelle parole e ancora elenchi a far riflettere, rispetto ad altri brani, dove l’indignazione era più urlata:
“... si alzino i nostri canti perchè il popolo non merita tutto questo”

“La ballata di Itamar”: “cuore al cuore, vendetta per vendetta”... “il cantato”, le dinamiche strutturali e anche le liriche, richiamano inevitabilmente Giovanni Lindo Ferretti e i CSI. 

“Tessera P2# 1816”: ripercorrendo la storia tragica italica e la mano lunga della P2, a ritmo serrato, facendo notare il numero della tessera riguardante “l’ex presidente del consiglio”
“sanguinare del nostro sanguinare”

“Io ricordo con rabbia”: la titletrack a chiudere l’album,  dove “un eco molteplice e attivo dentro di me” è quello che conta,  “come ricordare con rabbia”, è una ballad che ha una certa malinconia eppur solenne, in forma quasi di preghiera/testamento, intensa e toccante:
“e non amo più a sufficienza la mia coscienza per avere pietà di me stesso...”

Commenti

  1. Segnalo un'altra recensione, qui: http://quattrocentoquattro.com/2011/12/07/bonsai-12-ultimo-attuale-corpo-sonoro-io-ricordo-con-rabbia/

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