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Idioti - Uochi Toki



Dopo "Le Relazioni Umane" in cui "il Mago" cercava di entrare o quanto meno interagire  "stupendo e meravigliando", per metterle a nudo, smascherarne la falsità, per uscire (e far uscire, l'interlocutore di turno) fuori dalle convinzioni e dalle convenzioni dei ruoli, imposti dalla società... del precedente "Cuore, Amore, Errore, Disintegrazione", gli Uochi Toki scavano con il loro nuovo lavoro "Idioti", che uscirà per la Tempesta il 6 marzo, ancora più affondo, addentrandosi nei meandri del linguaggio, per far si ancora una volta che ad affiorare sia "la comunicazione", quella reale si intende. 
Per far ciò i nostri, stavolta, analizzano "l'uomo" raffrontandolo con delle categorie ben precise, dal "robot, all'insetto, al cibo, ai numeri, l'altro suo simile (gli amici e i vicini di casa )... fino al bambino", per spingersi ancora più in là, allargando "il discorso", dalla situazione particolareggiata a quella generale, per giungere alle basi "del comunicare nella società odierna", non mancando ovviamente di criticarla e allora diventano "le parole stesse, combinate in codici, i significati e i significanti, il linguaggio primo e puro" i protagonisti, senza ovviamente perdere di vista l'elemento cardine di questo che è un vero e proprio trattato sull'individuo, appunto l'uomo e il suo modo di rapportarsi con la vita e il mondo nella sua totalità di espressioni,  in un mood sonoro robotico, convulso, spiazzante, teso, a tratti snervante, come ci hanno abituato, secondo il loro inconfondibile stile.

“Ecce robot”: con Asimov e Tesla, fra fede e ragione, uomo e robot... con i loop vocali a saturare ancor più l’atmosfera... “annulla, tralascia, riprova”:
“nella mia epoca niente visione d’insieme”

“Al azif”: “e l’uomo sfugge quando sente il ronzio...” fumosa e sinistra, coi loop ritmici sbilenchi, ardita metafora sulla condizione umana, rapportata a quella degli insetti:
“si fa prima a sopportare le zanzare, le punture...”

“Perifrastica”: ritmiche quasi industrial, cupe e ossessive... "come i numeri declamati" "del resto la numerologia è facile" pirlaaaa!!!:
"io stimo il due "

"Umami": dagli insetti ai numeri, per giungere al cibo partendo dai gelati... "volevo parlarvi di gusto e invece vi parlo di comportamento"
in un mood rarefatto e straniante come al solito:
"sprofondo nel gusto mentre il resto non conta"

"Tavolando il pattino con Antonio Falco": "spinti dalla voglia di far succedere qualcosa", fra skate e manga... e la tensione che cresce:
"è il nostro atto rivoluzionario, rompendo le nostre abitudini che non ci portano a niente per metterci in gioco in modo divertente... per noi è divertente"

"Sberloni": ancora cibo, abbinamenti... ovviamente per parlare d'altro, del resto se "abitudini non gusti", cultura contro merce... coi suoni delle tastiere che tessono un tappeto avvolgente:
"nel mezzo siamo noi pessime forchette"

"La prima posizione della nostra classifica": le parole sono importanti "come diceva Nanni in Palombella rossa", analisi del linguaggio e dei significati dei nostri e critica alle parole trite e ritrite, inflazionate, delle canzoni pop, dove provano anche a "cantare", in una ritmica serrata e invasiva:
"è il primo singolo estratto dall'album, senti che voce inadatta alla melodia è improponibile"

"Venti centesimi di tappi per le orecchie": nebbie e fantasmi sembrano evocare i suoni lontani "nella casa", fatta di rumori e persone, elenchi e descrizioni, "intersezioni di sistemi umani chiusi" che a Polanski (peraltro citato) fanno un baffo:
"in un silenzio che fa invidia a quello religioso che non è dio a spingerci a tenere, sono i vicini..."

"Tigre contro tigre": quasi "uomo contro macchina", nei loop vocali iniziali che sembrano scontrarsi con quelli campionati ritmici... dopo scioglilingua e filastrocche interrotte, per esplorare il linguaggio dei bambini, dal loro punto di vista:
" aldo giovanni e giacomo? Ma cosa hai capito... intendevo Aldo Palazzeschi, Giovanni Pascoli e Giacomo Leopardi"

"La recensione di questo disco": tre stelline su cinque ben inteso, tra "disco della vita, non aggiunge nulla di nuovo a quanto già detto, tutte le carte in regola, i miei neuroni si distaccano... sempre lontani dalla comunicazione", quella vera, reale, diretta... cercando via via col suono sempre più claustrofobico "l'intensità della lingua non la nostra ridicola approvazione"

"La lingua degli antichi": dal tono spettrale, specie per l'uso della voce e le parti ritmiche quasi in sottofondo, per tornare alle origini... alle radici del linguaggio e dei "significati" originali:
"per poi riimmergersi nelle profondità del linguaggio"

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