Dal racconto di Nick Hornby, con la colonna sonora di Brunori Sas, Lucio Pellegrini dirige sapientemente la coppia comica Littizzetto/Papaleo, senza strafare e col garbo tipico delle sue pellicole. Ne viene fuori un divertente ritratto del provincialismo italico, ricco di gag ben riuscite, che però non affonda il colpo fino in fondo e alla fine prevale una sensazione di buonismo e di nulla di fatto... resta comunque piacevole nel suo insieme la visione e si ride con intelligenza... ma pesa e non poco la difficile adattabilità del testo dello scrittore inglese, troppo breve forse per essere sviluppato adeguatamente su grande schermo e forse anche poco adatto per trasportarne le vicende in Italia.
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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