Francamente imbarazzante anche se fosse uscito dieci anni fa... non c'è commento peggiore a dire il vero e ci fermeremmo volentieri qui, ma spariamo sulla croce rossa, visto che comunque l'abbiamo visto e in fin dei conti abbiamo perso del tempo... evidentemente... Fuorviati da titolo e trama, dal produttore perchè no, il film in se, destava una certa curiosità e anche l'approccio alla materia di Parker, i primi venti minuti per intenderci ispiravano una certa fiducia... irrimediabilmente andata a farsi benedire col passare del tempo, perchè e a ben donde non bastano urla e torce a creare una tensione emotiva che dir si voglia se non c'è un minimo di risvolto, uno sviluppo se non addirittura un sottotesto, una chiave di lettura altra e anche volendo far passare l'idea che si tratti come abbiamo letto di una rilettura di genere, non vi è comunque trasporto emotivo in ogni caso e non c'è passione soprattutto nel filmare queste vite dal destino segnato e non c'è paura perchè l'immedesimazione va a farsi benedire dopo mezz'ora e allora di cosa stiamo parlando? Di più non c'è mistero nella storia in se e "l'amatoriale" a cui si fa spesso ricorso mediante camera a mano, woki toki, tablet e via dicendo... va a inficiare inesorabilmente sul tessuto filmico... e poi più di metà film al buio completo è decisamente un pò troppo... tant'è che difficilmente si potrebbe distinguere una prova attoriale rispetto ad un'altra o disquisire della fotografia tanto per fare un esempio....Cose da salvare? Niente... zero assoluto e ci capita di rado di stroncare un film del tutto, ma davvero una roba così noiosa e fondamentalmente senza alcun senso logico, con una regia vecchia e stantia, da un esordiente per giunta, tralasciando l'idea narrativa che poteva essere declinata in mille altri modi, che si impantana come peggio non si può... beh, è comunque qualcosa da raccontare.
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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