L'abominevole uomo delle fogne - Etnia Supersantos




In questo lavoro la band pugliese prodotta da Paolo Iafelice e promossa con il sostegno del P.O. Fesr Puglia, prosegue nel cammino iniziato con “Arlecchino Cinema”, muovendosi ancora una volta con leggerezza, specie nei testi, affrontati in maniera distaccata, sarcastica, poco impegnata addirittura a cui si accompagnano musiche che si aggirano tra il beat ed il pop anni '60, accenni di ska più attuali sempre molto leggiadri, a volte fin troppo, ma che rispecchiano alla lettera i temi e l'ironia affrontati dagli Etnia, aiutati da musicisti eccellenti. Tra versi di uccelli e macchine in corsa, tra tamburi africani e clacson impazziti, l'uomo moderno è in cerca della sua identità ma si perde inevitabilmente tra la confusione ed il ritmo frenetico diventando quasi isterico. Un disco da ascoltare in estate, fino alla fine, quando si ha la testa vuota da pensieri...lasciatevi trasportare dal non-sense e... non prendeteli troppo sul serio o vi farete solo del male.

“La jungla, le scimmie, le liane”: ci annuncia subito di che stiamo parlando e soprattutto se si chiamano Etnia Supersantos un motivo c'è... ritmi brasiliani, bongo dalla profonda jungla, maracas a gogò, xilofono ed animali vari che tocca leggiadre corde ska, in questo lavoro, molto fresco, estivo, che potrebbe sembrare poco efficace col suo testo stringato... chi si trova ad ascoltarli per la prima volta, farà fatica ad apprezzarli e a capirli...
“La jungla, le scimmie, le liane...che dura la jungla, ma che vita è...”

“La nazione al di là del teleschermo”: potremmo definirlo un brano pop-ska o rocksteady se volete, “leggerino”, gli strumenti si prendono in giro, il basso e i synth suonano “giocattolo” ed il piano che sale e scende scale “scolastiche” ma poi... cos'è la televisione, cosa ci viene proposto dai mass media? Prese in giro, futilità e bugie che ci costringono a discutere al bar di starlette e... juventus... canzone sicuramente efficace...
“Non c'è più notizia, che ne sarà di me se vai da sola....non c'è più notizia, che ne sarà di me se vai da sola”...

“Infetta”: a tratti gli Etnia Supersantos sembrano toccare le “corde” degli anni fine '60 inizio '70... è facile pensarli, come in questo brano, in pantaloni a zampa e caschetti...i fiati mettono su un balletto molto pop primordiale... gli urletti a fine frase fanno molto Rocky Roberts... capiamo perfettamente la paranoia “maschile” degli Etnia nei confronti del prototipo di donna “prosciugatrice” di conti in banca...
“Paranoia, paranoia tutti i giorni paranoiaaaa, ma non ti preoccupare puoi sempre prosciugare il tuo conto in banca, il tuo banco posta...”

“Cazzo stasera alla disco”: se è il primo singolo un motivo c'è... in questo brano la band pugliese non riesce a distaccarsi dall'ironia in cui vengono trattati i temi e fanno musica, davvero! Per nulla l'album conta musicisti come Gianluigi Carlone (sax soprano della Banda Osiris) o Gaetano Santoro (sassofonista di Roy Paci e Aretuska)... il basso è più imponente nel giro rispetto al primo brano, tastiere proiettate alla disco anni '80. L'idea rende tantissimo ed il brano è di ottima fattura...gli stessi Etnia affermano che il brano sia stato ideato per il più grande dj trash italiano, ovvero el topo dj...
“Cazzo stasera alla disco balliamo di brutto dai vieni con me..cazzo stasera alla disco balliamo un bel disco c’è El Topo Diggei...”

“M'annoia”: cosa sarà successo a questo povero artista annoiato? Un timido charleston con un ritmo abbastanza cadenzato ci spiega il vero problema che sarebbe da rimandare a “La nazione al di là del teleschermo”... gli Etnia vogliono che sia chiaro un concetto: la televisione uccide la fantasia! Nel ritornello il brano s'apre e fiorisce inframezzato dall'assolo della chitarra elettrica di Federico Ferrari...
"M’annoia sincopato si m’annoia, m’annoia, ma da quando hanno inventato la TV, non m’annoio più...”

“Radio, Radio Radio”: altro omaggio agli anni '50-'60... talvolta sembra di veder suonare ancora Ray Charles e B. B. King... un “bluesettino” di forma regolare: giro di basso, fiati e pianoforte da far ballare freneticamente anche sulla sedia... per poi trasformarsi in uno reggae nel bridge... il reggae è amore, amore per le origini...quale miglior origine per la musica contemporanea se non la radio?
“Radio radio radio sono all’ ultimo stadio, per la radio ho perso il sonno e adesso perdo anche te...”

“Abbandonati da Dio e dagli uomini”: eccovi servito uno swing che il cantante, Bruno Damiani, con la sua voce, ci fa ricordare molto il Sergio Caputo di qualche anno fa. La batteria è una marcetta interrotta ogni tanto da un piano a singhiozzo...che non ci entusiasma particolarmente in quanto la satira del testo si perde e muore dietro questo swing che è piacevole ma non dà mordente al brano...
“Abbandonati da Dio e tutti i suoi simili... che incontrovertibili fesserie che raccontavi l’altra sera in sagrestia, tu mi parlavi ed io fissavo l’argenteria...”

“Cazzuola o non cazzuola”: è impressionante la varietà di sound che la band riesce a miscelare in questo disco... il brano è un country folk che ci porta a dire quello che avremmo voluto dire sin dall'inizio: nonostante i testi siano in italiano, le sonorità sono molto anglosassoni... la mente ci riporta immediatamente ai ranch del Texas... cowboy, whisky alla mano ed armonica... e tutta la leggerezza che l'immagine vuole destare. La band la chiama “trilogia SanSeverese” aperta con “Tubo & Maschera” e “Come stai ?!”, contenuti nel precedente “Arlecchino Cinema”. La canzone ha come protagonista infatti un uomo di San Severo, nel foggiano, un uomo del sud insomma...proprio come un uomo del Texas...
“Sono partito dal Sud con una cazzuola in mano...sono partito si ma con lo zaino pieno...”

“L'abominevole uomo delle fogne”: di fantasia ce ne vuole tanta e gli Etnia Supersantos ne hanno abbastanza per essere così capaci di stravolgere ritmi e suoni... in questa title track, ogni strofa, chorus e bridge sprigiona sonorità e ritmi diversi l'uno dall'altro. La strofa si piega su un flebile ska, privo degli orpelli di fiati che lo contraddistinguono... il ritornello invece è molto surf rock in pieno stile Beach Boys di “Surfin USA”... pensare che la canzone è nata dalla caduta dei capelli di un componente della band, perso nell'immagine di essi che scivolano sul fondo del lavandino e chissà dove andranno a finire, mischiati tra tanti capelli, di chissà quali persone...
“Dentro le fogne come i marinai, ci incontreremo dentro le fogne, le pantegane ci fanno ciao, magari noi non ci incontreremo mai...

“Il Demente Colombo”: tastiere reggae e non siamo più negli anni '60... accattivanti suoni trascinati dall'ombroso contrabbasso...e non siamo più negli anni '70...ed il trombone di Roberto Solimando. Il titolo della canzone non c'è bisogno di spiegarlo, ancora una volta è un personaggio televisivo a farla da padrone, in ricordo del famoso impermeabile di Peter Falck. Il testo si rigira ossessivamente sui “non pensare, pensa solo a mangiare e a ballare”... lo spunto per la band deriva dalle letture di Aldous Huxley e George Orwell che hanno influenzato l'intero disco pervaso da televisioni, media che uccidono l'inventiva e progresso, dove l'uomo anziché evolversi, è in completa decadenza...
“Hey tu Demente Colombo, dimmi che cosa fai, guarda che non siamo più negli anni ‘60...”

“L'escursione sul monte Sinai”: synth che introducono di soppiatto un “elettro” reggae, una vena quasi mistica è donata dall'ossessiva fisarmonica... il pezzo è un po' calante così come il testo alla ricerca di sé stessi... il cammino dell'uomo è arrivato ad un punto di non ritorno, sempre più confuso cerca sé stesso...ed anche il brano cerca un po' la sua identità. Nota positiva, l'assolo sul finale e l'interscambio con la tromba...
“Io mi sto cercando adesso che sorrido ora che sono calmo, mi guardo attorno e libero lo sguardo lo sguardo andar via...”

“Caramelle”: il sound deriva dal brano precedente...altro cadenzato reggae, che di “classico” ha solo la tastiera ipnotica che i synth smentiscono... nel chorus il ritmo si sveglia un po', ma il disco sembra indirizzarsi verso un finale sonnolente e sempre più ossessivo e martellante, non efficacissimo... ma lo si sa, troppe caramelle fanno male...
“Non è coerente con la mia persona, la mia persona chi è ? Alcune volte sono io da solo, altre ne sono sei...”

“Vecchio prof.”: gli Etnia Supersantos, in questo penultimo brano ci stupiscono, un po' perchè eravamo troppo narcotizzati dai tristi reggae precedenti e dall'altro canto perchè riescono sempre più, con abilità, essendo ottimi musicisti, a districarsi tra i vari sound, con un inizio molto PFM, un ritornello più beat da “ballo del mattone” ed un assolo molto folk blues...si ritorna a scuola a lottare contro il vecchio prof. quello burbero, severo che però in sostanza ti lascia poco o nulla...
“Attento amico quello che calpesti, i pavimenti sono lerci si scivola in questa scuola...”

“Soffro il calo del desiderio”: un accenno di rumba ci sorprende e l'orchestrina suona... ben funzionale il synth in sottofondo... la voce di Bruno Damiani ricorda molto, in questa canzone, il nostro stimatissimo Stefano Rosso, che godeva dei pochissimi piaceri della vita, come cantava nelle sue canzoni, piaceri che adesso sono sempre più sfumati. Sussiste un paragone inevitabile tra la crisi che il nostro Paese sta vivendo ed il calo dell'eros... la crisi rende sterili le passioni, le voglie, le fantasie così come gli amori... l'unico che ha vita facile, in questo turbinio erotico, è il politico, che senza pudore è l'unico a godere...canzone intensa, la più bella di tutto il disco, un vero gioiello per i nostri timpani...
“Piuttosto che scoparti me ne vado all’osteria, l’adulterio...non ha effetto su di me, mi godo il posto al ministero almeno lì fotto sicuro, ma soffro il calo del desiderio...”

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