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L'abbrivio - Bosio



Un lavoro certosino e di gran classe che ha bisogno di ripetuti ascolti per essere apprezzato in pieno, in quanto i nostri rifuggono e fanno benissimo, gli elementi strutturali della canzone pop, ad esempio non ci sono in quasi tutto l'album veri e propri ritornelli, ma anche le strofe sono abbastanza lontane da una linearità di fondo, il pregio sta appunto nel mantenere comunque una certa godibilità, leggerezza nell'ascolto e spingere "la curiosità" al riascolto in loop per apprezzare nella sua interezza le sfumature, di undici canzoni che crescono sempre di più quando i vari passaggi strumentali vengono metabolizzati e si arriva ad apprezzare come si deve gli arrangiamenti, l'eccelso lavoro chitarristico, la poesia dei testi.
Molto semplicemente sono sostanzialmente canzoni "vere", contaminate dai più svariati elementi, lontano anni luce dalla banalità. Un disco da non perdere, che potete ascoltare sulla pagina soundcloud della band:  

"Non so più bene da quando": un incedere folk trascinante e vario con un prezioso lavoro chitarristico e un curato arrangiamento per niente banale:
"ho rimosso son contento, ho rimesso il tempo passato invano a scaldarsi davanti a un camino spento, col tempo ho rimesso in piedi il mio sentimento"

"Lontano": "mi son portato nel silenzio"... il ritmo si allenta e il folk si tinge di country specie nei passaggi di banjo, per un brano nostalgico e disincantato:
"passano le nuvole qua su, freddo alle dita freddo dentro"

"No Vatican No Taliban": "... per cortesia No Radio Maria"... qualche accenno di blues, su un impianto tendenzialmente pop con chitarre molto serrate che suonano accordi aperti, senza tralasciare la convulsa e riuscita fuga finale che vira decisamente verso suoni più rock, tutto questo per rimarcare che è la varietà stilistica a farla da padrona:
"e  i cani vivono come samurai, non si distraggono se tu non li distrai"

"Cimento": ancora una volta un gustoso lavoro di chitarre con in più il banjo a ritagliarsi spazi importanti tra qualche spruzzata di blues e un buon uso dei cori:
"tuffiamoci nel mare... sappiamo nuotare"

"Che fare'": atmosfere suggestive ed eteree e ritmiche cadenzate per questa traccia che si dipana a mò di ninna nanna tenuta sveglia dai soli di chitarra:
"come fare come non far a non sbagliar dovendo poi rimediar"

"Modo e modo": ballad folk con inserti country in un contesto pop, che ha il suo punto di forza nella metafora del significativo testo e che si conclude degnamente in un coro liberatorio e dissacrante:
"io non conosco ancora specie di animale che sia nato in un recinto poi ci si adatta e sembra naturale anticipare la morte naturale" 

"In auto":"salperò vestito da bagaglio parcheggiato in ultima fila sul traghetto strapieno"... surreale e ironica, affascinante nel suo dipanarsi armonico e straniante al tempo stesso, uno dei migliori episodi del lotto

"Casa piccola (a F.B.)": "voglio ricordare che il nostro corpo è una casa piccola" ... incedere pop sui riff di chitarra, che può ricordare all'inizio anche i numero 6 (guarda un pò) specie per le armonie,  poi improvvisamente il corpus si infiamma e il brano prende letteralmente vita:
"anime in libertà"

"I merli": "all'università ero un disgraziato non mi ero nemmeno accorto di essere nato poi dopo l'ho capito, son nato, sono vivo, morirò" claustrofobica e assolutamente intrigante, con le sue cadenze ipnotiche e sporche, chiude idealmente la trilogia "sghemba e affascinante iniziata con In auto"

"Polvere": "vai... carica in spalla i tuoi guai"... la traccia dopo un procedere per così dire a strappi, ricca di cori, assume le sembianze di una ballad anni '70 style... anche qui i nostri non sbagliano.

"Verrà la pioggia": il mood e le parole sono figlie degli anni 60 stavolta... a mettersi in evidenza ancora una volta sono gli splendidi arrangiamenti, a sublimare un disco oggettivamente "prezioso": 
"verrà la notte verrà... che tu lo voglia o no sarai sola"

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