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Argo di Ben Affleck



"Argo... Vaffanculo" o meglio "se rendi la cosa del film credibile ti portiamo dal direttore, non fare cazzate il paese ti guarda anche se non lo sa", alla sua terza prova dietro la mdp Ben Affleck fa un notevole salto di qualità, mischiando un incipit fra graphic novel e documentario storico, con tanto di montaggio alternato convulso, che verrà mantenuto come base filmica nel corso della narrazione, raccontando in maniera convincente "quei giorni", per una parte centrale più leggera tra virgolette, con accenni quasi da commedia brillante qua e la , che fa da raccordo per l'affondo "sul dramma" della terza e ultima parte. Solido, a dir poco un macigno, non per questo poco interessante, procede con un pathos intenso e coeso, rigorosamente per sottrazione (ed è questa forse la parte debole del film che manca di coinvolgimento diretto con chi guarda), portando avanti la grande metafora dalla guerra e della guerra al sogno americano, dagli anni 80 (forse l'apice) basato su una storia vera, del resto:"volete mentire a Hollywood che vive per mentire?" E' un film che si nutre della sua stessa essenza verrebbe da dire, nel senso che è talmente forte il concetto stesso e "l'accusa" al sistema, tralasciando la vivida fotografia, l'ottima caratterizzazione dei personaggi, per non parlare della convincente prova attoriale in toto,  Bryan Cranston, Alan Arkin, John Goodman, Victor Garber... ma anche i ruoli di contorno, la regia poi sempre "sul pezzo" che è quasi un peccato non addurre specifiche tecniche, ma non si può non ribadire l'importanza del messaggio che c'è da cogliere in questa storia, ovvero vi portiamo via dall'orrore "grazie al "cinema/finzione" e all'uso dei media, benvenuti in america, rigorosamente con la a minuscola... "di guerra in guerra"... spostare l'epoca storica, prendendo un fatto "vecchio" per essere attuali e parlare "oggi" è di un'efficacia tremenda, è cinema politico vero, come non lo si vedeva dagli anni 70, è un merito davvero non di poco conto, perchè in tal senso l'operazione riesce in toto. Il film come accennavamo prima avrà magari dei difetti legati al suo ritmo interno che non sempre combacia coi suoi cambiamenti di tono e il rigore della narrazione può apparire freddezza, tanto che è possibile il mancato coinvolgimento dello spettatore in alcune parti, ma rimane coerente, fermo, solido, trattasi di un evidente scelta stilistica, a rimarcare la necessità quasi di una profonda riflessione, non scegliendo "le armi" dello sberleffo, della satira o dell'attacco diretto più sociale o politico in senso stretto... qua si ragiona paradossalmente su una grande metafora presa in prestito da un fatto realmente accaduto trent'anni fa, con appunto grande rigore morale. Un film dunque che avrà anche le sue pecche nel suo personale corso narrativo ma è fatto bene, lucido, forte ed è foriero di un messaggio importante che tutto il resto passa inevitabilmente in secondo piano:

"Davvero conosci Warren Beatty? Come no? Ci ho pisciato vicino nei cessi del golden globs? taco?"

"Se vuoi vendere una bugia lascia che la stampa la venda per te"

"Alieni e robot mi vuol dire che esiste una produzione finanziata dalla cia?"

"Il governo degli stati uniti ha appena approvato il vostro film di fantascienza, grazie signore"

"Vorrei portarmi dei libri da leggere in prigione, non ci arrivi vivo in prigione, grazie del passaggio"

"Digli che hai fatto domanda per fare un film, saranno confusi mentre ti torturano"

"La funzione di questo ufficio è purificazione insieme alla diffusione delle arti"

"E quindi mi daranno un premio e poi se lo riprenderanno"

"Che è successo al vostro film? è in vendita"

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