Gli Abulico tornano con il loro secondo album accantonando in primis l'inglese e con un approccio più riflessivo e solare... e partono anche discretamente bene in questo per loro nuovo inizio, le prime tre tracce infatti non dispiacciono di certo, pur non brillando in originalità, il discorso di approcciare "una matrice pop" riconoscibile da attaccare e rendere altro è interessante sicuramente, specie quando deflagra in territori post/rock. A partire dal quarto brano si intravede però qualche crepa che esplode letteralmente come un ritornello ben assestato (Colorare i miei pensieri) e da Il tempo e la scelta a Il Volo i nostri si perdono fra sonorità enfatiche e ammiccanti "quasi emo" e arrangiamenti più facili che nell'insieme tralasciando il testo de "Il volo" (che sfiora il ridicolo involontario o abbiamo capito male noi può anche essere) rimandano a un desiderio forse "commerciale" (che per carità) o di essere semplicemente più accessibili ma a parer nostro e e per i nostri gusti si intende il risultato lascia quasi di stucco, visto il promettente inizio di questo album (tralasciando il loro primo lavoro). Inizio che si rimaterializza nell'ultima traccia "La purezza del silenzio" ed è proprio da questa che il gruppo "dovrebbe" ripartire, perchè è in essa che innesta variazioni strumentali degne di nota, non soltanto giocate sulla ripetizione dei riff cosa che fa per altro anche in "Autunno 1972".
Riassumendo e volendo giocare coi numeri, in 5 tracce su 9 i nostri mostrano comunque spunti interessanti ma la strada da fare è ancora lunga:
"Colorare i Miei Pensieri": atmosfere e dinamiche possono ricordare i Perturbazione, ma c'è molta energia e carica positiva nella sezione ritmica che ben si amalgama con la malinconia di fondo, riuscita poi "l'attesa/tensione" creata per il ritornello... che esplode:
"Sarà il più bel giorno di follia"
"Colpa del ghiaccio": "faccio a pezzi i miei clichè"... gli stessi elementi della traccia precedente vengono qui riproposti accentuandone il versante pop nella prima parte e ignorandola quasi completamente nella seconda dove lasciano al proprio destino la triade strofa/ponte/ritornello per immergersi in un suggestivo stacco strumentale... non male:
"faccio a pezzi il mio iceberg"
"Fragile": "se tu mi cerchi mi troverai"... la titletrack è una ballad pop (rifiutandone ancora una volta la struttura) che dosa molto bene i momenti di stasi e quelli dove c'è di affondare il colpo, col riff di chitarra elettrica che si prende il finale
"Autunno 1972 (un architetto)": "spiegami come siam finiti qui avversari nella rivolta eppure complici"... il brano ha il cuore pulsante di un basso martellante e melodico allo stesso tempo, piace l'apertura ariosa centrale improvvisa (non troppo il cantato in preda al phatos) e "la dissolvenza" affidata alla tromba di Fabio Renzullo che "destruttura"letteralmente il brano.
"Il Tempo e la Scelta": "e non resterà che la maschera inquieta dei miei anni bruciati da un respiro"... brano più classico strutturalmente, con un cantato forse eccessivamente enfatico, che fa sembrare i nostri quasi dei Modà indie
"Althusser (Così uccisi Helene)": filastrocca pop con qualche rimando emo, funziona la parte cantata meno quella strumentale, tutta giocata sulla ripetizione e sul incedere ritmico, quasi l'altra faccia della medaglia di "Colpa del ghiaccio"
"ti ho guardata andartene"
"Incerto": altra ballad pop giocata su gli opposti lento/veloce con una ritmica ben pronunciata e la fase finale strumentale affidata ai cori... l'operazione però non convince del tutto:
"così domani così incerto e prezioso domani"
"Il Volo": "così salterò e più nulla più"... "volerò e saprò liberarti da me"... "volerò come se fossi fiera di me"... "ed in te io vivrò nel ricordo di lui"... testo perlomeno censurabile su una marcetta che vuole essere intensa, ma a cui l'arrangiamento o le soluzioni melodiche non regalano simili spunti:
"vorrei sfidare la notte un passo al di là dei miei guai fuggire alla sorte ho scritto il mio addio era quel che farò"
"La Purezza del Silenzio": "Hey... tu... sei... solo"... I nostri riprendono in qualche modo il cammino intrapreso con i brani iniziali, ovvero prendere dalla struttura melodica/pop, quello che gli serve per costruire altro, così non dispiace l'impostazione ritmica e la parte strumentale quasi post/rock, in più stavolta più varia di inserti e sfumature.

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