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Ruby Sparks di Jonathan Dayton e Valerie Faris




"Voglio darti un compito scritto... non riesco a scrivere... può essere scritto male?"... Tra ansia da prestazione e montaggio alternato, tra vita "vera?" e sogni e parole di "ragazza ideale": "Le ragazze mi vogliono per il successo del mio libro...  ecco perchè devi allenarti... ti vorranno per il tuo corpo!" e ancora "Non te le porti a letto nemmeno nei sogni che fai.... è triste" e allora ci vuole un cane, per aiutare a incontrare quanto meno le persone... "Il tuo cane si chiama Scotty, sei scozzese? no è per Scott Fitzgerald" che del resto non è una mancanza di rispetto dare il suo nome al tuo cane a meno che... non ci si scontri con il "genio": "Tu sei un genio... non usare quella parola"...."Allora è questo che cerchi in un uomo:"Stronzaggine", Non saprei credo che stessi cercando te, solo che ci ho messo un pò a trovarti..." Tutto questo per dire, andando a dialoghi (ben scritti, specie nella prima parte), che in queste quasi due ore, c'è una tesi di base, che passa con disinvoltura dalla creazione dell'arte al rapporto tra i sessi e ne vede e mette a nudo le peculiarità, le affinità più che le divergenze, le accomuna per così dire, facendo si che la sua narrazione appunto a tesi fatta di parallelismi e metafore più o meno celate regga la scena da sola, l'errore sta proprio qui, (perchè le pretese sono troppo alte) non nel voler accostare la creazione artistica alla nascita di un amore, ma nel voler raccontare quella che alla fine è  una non storia seguendo amore e arte abbinate alla creazione senza mai prendere le distanze nel corso della narrazione e fare o perlomeno tirar fuori una scelta propriamente filmica, visto che è un film e si dovrebbe reggere su tanti fattori non solo su "concetti". Ne viene fuori nonostante tutto comunque "un film", che si lascia comunque vedere, che più che ridere fa riflettere casomai ma che appare costantemente in bilico, che cammina su questa corda aulica e dotta, apprezzabile sia ben chiaro ma che per inerzia o quasi non può che inciampare coi protagonisti della stessa, perchè è il film in quanto tale a far fatica, in primis ad aver proprio un approccio filmico... tutto è fermo, raggelato alla tesi di partenza e finisce col restare tale, come " Ruby era Ruby comunque e basta, felice o triste comunque si sentisse" e che sia libro, film, documentario "però non dirmi come finisce... lo prometto" che è la battuta finale, scontata e consolatoria, giudizio che vale anche per gli snodi narrativi cruciali a nostro modo di vedere, prevedibili... ma non è questo il difetto maggiore a ben guardare perchè in sostanza da un soggetto del genere, con un'ottima idea narrativa che procede a tesi ed è pure bene esplicitata,ma ribadiamo, manca inesorabilmente di tutto quello che alla fine è appunto l'elemento proprio "cinematografico" con la ricezione dello spettatore che non può che risentirne... resta comunque l'impressione che il film di per se, tagliato a dovere di un buon venti minuti tali da conferirgli un maggior ritmo e calcando la mano su una comicità più scorretta, tralasciando il fatto che la prova attoriale è eccellente (Paul Dano, Zoe Kazan, Antonio Banderas, Annette Bening, Steve Coogan), sarebbe stato un piccolo grande cult... peccato davvero.

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