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Django Unchained di Quentin Tarantino



«C´è una frase ricorrente in ognuno dei miei copioni: a un certo punto un personaggio si rivolge a un altro dicendo "dobbiamo stare dentro a questo ruolo"». E' accade ovviamente anche qui ed è un momento di passaggio topico: "uccidere o no il "ricercato/mostro" da 7000 dollari che sta accanto al figlio? " Ma Tarantino dixit e spoiler incombe... e non dovremmo dire nient'altro che: "andate a vederlo!!!!" Del resto  siamo già a due Golden Globe (Christoph Waltz migliore attore non protagonista e Tarantino migliore sceneggiatura originale) e cinque nomination all'Oscar.
Quasi tre ore di visione, intensa, coinvolgente, ironica, persino comica (a tratti), splatter e finanche commovente, pur sempre sul filo del rasoio e rigorosamente western.Tarantino si destreggia tra gli opposti messi in scena con maestria invidiabile, risultando chiaro, efficace, spettacolare e unico... nel prendere "un genere" e traslarlo in qualcosa di più grande, senza mancare di rilasciare le sue pennellate d'autore e le consuete citazioni e rimandi. La cosa più importante è che non c'è niente che non va, non c'è un minuto da togliere o una scena che valga meno delle altre e tra l'altro il messaggio è "lapalissiano" e sono davvero fuori luogo polemiche e interviste (forse più le domande pretestuose) che accompagnano l'uscita di questo film in Italia. Una macchina perfetta insomma o l'ennesimo capolavoro fate voi.
A due anni dalla guerra civile ,il nostro scandisce il racconto seguendo momenti ben distinti che vanno a formare la coscienza di uno straordinario Jamie Foxx, crescita di un cammino dove si ritroverà a fronteggiare il suo vero alter ego, che risulterà essere Samuel L.Jackson alla fine. Senza svelare troppo, le tappe del racconto (di questa discesa agli inferi e ritorno o che dir si voglia, catarsi/presa di coscienza), sono evidenti e speculari alle azioni e passano anche dalle metafore disseminate lungo il tragitto che trovano via via la loro strada... 
"Dai sacchi bianchi in testa che rendono ciechi gli uomini, ad arrivare al togliere le bende ai cavalli nel finale, ai negri e ai bianchi che parlano tedesco, alla lotta dei mandinghi/cani, ai mandinghi da questi sbranati", per affermare nient'altro che la diversità del genere umano e le sue pulsioni più recondite e meno confacenti, come la tracotanza, l'ego assolutista, la voglia di potere.. che non hanno padrone,razza e colori, così come la rivoluzione che è perpetrata dall'uomo unico e solo che ha coraggio e forza di superare le avversità.
E' un concetto crediamo altamente edificante che Tarantino ritrae con maestria,  per "colpire" in primis la società Americana e i suoi "valori" ma il discorso può naturalmente essere esteso ad altre latitudini.
La coesione filmica è quello che più impressiona, la forza narrativa è infatti tale che anche i passaggi più inverosimili "visto il genere" passino per assolutamente credibili, così come i dialoghi tarantiniani sebbene misurati, trovino il suo archetipo nell'arco filmico. Parliamo di un'opera matura e compiuta, in quanto proprio la misura della narrazione prosegue e realizza in qualche modo "i bastardi ingloriosi" di qualche anno fa, nel senso che Tarantino lascia oggi più che mai far parlare il subastrato che sta dietro e dentro la macchina da presa... che è funzionale anche se non manca di regalare "improvvisi squarci tarantiniani" ma anche essa risulta calibrata, aderente, senza strafare, così come i tratti tipici del nostro, a partire dalla colonna sonora. Ennio Morricone, Luis Bacalov, Franco Micalizzi e Riz Ortolani insieme a inediti di Rick Ross, Jamie Foxx, John Legend e Anthony Hamilton in coppia con Elaina Boynton senza dimenticare Elisa col maestro Morricone che ha avuto anche la nomination all'Oscar.
Tarantino insomma sembra quasi non esserci ma c'è, è presente e regna incontrastato:
La misura e i meccanismi ben oliati, riportano a Jackie Brown anche se siamo in tutt'altro genere... c'è la vendetta di Kill Bill, immaginate un pò come si chiama il primo a morire o semplicemente soffermatevi sull'ansia di vendetta e senso di giustizia... Come ha recentemente confermato in un'intervista, Quentin vorrebbe che il suo sia un percorso (filmico) logico e ci riesce perchè è persino facile riscontrare gli elementi di comunella col passato. 
Passando ai personaggi, impossibile non citare la prova di Christoph Waltz, mostruoso, (una sorta di Mr Wolf ante litteram), come il suo compare Foxx(che non fa rimpiangere Will Smith o Idris Elba o Terrence Howard o Chris Tucker, anzi),  recitano entrambi per sottrazione, ma la prova mimica facciale, posturale, di quest'ultimo è assolutamente magistrale, della serie i fratelli Vega se un giorno venisse portato in porto "il progetto" li vorremmo così, tant'è che Leo Di Caprio, calatosi perfettamente nella parte, un fuoriclasse assoluto, finisce col passare in secondo piano. 
Menzione doverosa poi per Franco Nero, che sta in scena un paio di minuti scarsi, ma di diritto, a spiegare che la D di Django è muta... ma lui lo sa, a ben donde.

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