Su un mood analogico elettronico, con una leggerezza di fondo d'approccio che può ricordare in alcuni episodi Tricarico, come nell'iniziale Aperitivo? con meno appeal commerciale tra virgolette, meno stralunato e più etereo come in "Assomigliavi a Marte" per toni e atmosfere, in una poetica piccola che non vuole sorprendere ma avvolgere, con le sue ballate, filastrocche nostalgiche, vintage, quasi perse nel tempo e nello spazio (e ovviamente nelle circostanze)... favole di un mondo lontano... come in "Beatrice"ad esempio: "al pensiero preferivo l'azione", una delle tracce migliori dell'album, una ballad alla Camerini dove lei "è bella nei sogni e nella realtà" ed esprime bene il concetto appena espresso... o la domanda inevitabile: "Chi sono io?" con un dipanarsi più intimo... con una ritmo da marcetta nel ritornello ben assestato che restituisce l'esatta distanza del nostro dal mondo circostante: "ignoro persino chi vince sanremo poi che fine fa per me va"... come la conclusiva "Suo figlio è pazzo": "e poi si comprò un grattacielo per sentirsi più alto e importante"... ben presente invece ed egregiamente espresso nella filastrocca "Proiettile di lana": "perchè dio fece l'uomo e poi tollerò il male?" O in "Lettera ad un produttore": "Sandro avrei voluto fare in quindici anni almeno un disco, avrei voluto avere dalle mie note almeno il mio affitto" della serie Vincenzo non ti ammazzerò ma... "per te era come dire un camionista nello spazio", altro apice dell'album... la danzereccia "La festa di San Menaio" e l'orecchiabilissima "Per tre":"nasce un fiore dall'anima, questo sogno è una nuvola" arricchiscono il tutto... l'unica nota stonata a ben guardare è la bucolica "Luce di agosto", davvero niente male per un disco d'esordio.
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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