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Enrico Ruggeri - Frankenstein



L'umanità del "mostro", la profonda attualità, lo specchio riflesso e le evidenti similitudini col mondo "reale"...  
Enrico Ruggeri con la sua audio versione di "Frankenstein" prende "il mito letterario" e ne da una coraggiosa rilettura suggerendone "le affinità elettive" col nostro stare al mondo oggi, con le nostre ambizioni e con le nostre fragilità, tutto si mescola adeguatamente, è un sogno, una storia, un viaggio... ciò che conta è arrivare a destinazione, Ruggeri nonostante un eccesso didascalico in un paio di brani dal punto di vista testuale (forse per la necessità di dare un filo logico alla narrazione) e qualche rara concessione alla melodia più semplice, ci riesce, passando con nonchalance dal rock al blues, al pop persino al jazz, con il suo stile, il suo marchio inconfondibile e il corpus nel suo insieme è compiuto e nonostante la forma (concept) i brani presi singolarmente si lasciano comunque ascoltare. 
Un gradito ritorno insomma per uno degli autori più longevi della nostra canzone d'autore che ha ancora voglia di sperimentare e cimentarsi con nuove sfide:

"La Nave" :intro suggestivo che serve a far assaporare all'ascoltatore il climax della storia che lo attende

"Il Capitano": una cavalcata pop rock alla Ruggeri, con le tastiere in evidenza,  abbastanza orecchiabile, specie nel ritornello non banale e con un buon testo:
 "quando volevo partire quando morivo di nostalgia quando volevo tornare quando volevo cambiare"

"Le Affinità Elettive": ballad col pianoforte portante, dai toni cupi e solenni: "ciò che è stato non è che un lontano ricordo nel bicchiere vedo te con lo stesso mio sguardo"

"La Folle Ambizione" :"voglio che resti qualcosa di grande dopo di me... molto grande" un pò didascalica nel suo dipanarsi anche testualmente, leggerina nel complesso, con un ritornello che non convince 

"Per Costruire Un Uomo": "non solo muscoli e potenza servono etica e coscienza" piglio blues e melodia italiana, convincente il ritornello e anche il lavoro delle tastiere, taglienti e incisive le chitarre elettriche

"Frankenstein" : "dio delle tenebre dio dell'inferno fa che il mio volto rimanga in eterno com'è... modifica le leggi" altra ballad dove l'importanza del testo si scontra con la leggerezza della melodia, commistione riuscita

"Aspettando I Superuomini" con le voci che si sovrappongono, il ritmo incalzante e il mood cupo, è un brano rock con venature blues nel ritornello, con coda da ballad progressive che non ti aspetti, col pianoforte in evidenza e le chitarre elettriche pronte a dar sfoggio di bravura, uno dei migliori brani dell'album "chi sa stare solo è il padrone della vita chi sa andare solo è il padrone della vita"

"Diverso Dagli Altri": il primo singolo estratto... è un brano dalle dinamiche pop, con sfumature rock nella parte finale, dalle atmosfere raffinate e con un ottimo testo "io sono ciò da cui scappavi sono la tua verità"

"Il Cuore Del Mostro": "questo è amore anche per quelli come me", un mood da primo Ruggeri dall'andamento sensuale e maliardo, un testo da brividi, una grande canzone d'amore "sui generis"

"Ucciderò (Se Non Avrò Il Mio Amore)":"se soltanto avessi te sarebbe così facile ma questa solitudine mi sta portando via" un rock sotterraneo che si apre alla melodia nel ritornello, ben condito da efficaci orpelli strumentali, per rifuggere forse la tragicità del testo... stavolta lo "scontro" non riesce fino in fondo e il testo è un pò troppo didascalico: "senza di lei non vivo più"

"L’Odio Porta Odio":  "non c'è più tempo per il perdono siamo in guerra nemmeno fossi l'ultimo uomo sulla terra le tue ferite sanguinanti sono tutto ciò che senti" tiro rock nella strofa che allenta i giri nel ritornello con tanto di voce filtrata ad incupire il tutto "e arriva quel punto da cui non si torna più indietro"

"Il Tuo Destino E’ Il Mio": "... è qui davanti a dio io ti giuro che fino alla fine con te ci sarò il mio destino è il tuo perfidamente il tuo la tua immagine resta scolpita e la conserverò non si perderà mai non la scorderò mai" jazz... ammaliante... ottimamente arrangiato altro picco dell'album

"L’Infinito Avrà I Tuoi Occhi": "è così dolce andare via" ballad dai profumi anni '70, solenne ed elegiaca con tanto di cori e fiati, a parte qualche perdonabile rima di troppo, è di certo il modo più consono per concludere degnamente l'album:
"io non so bene dove andrò ma cercherò il tuo viso"

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