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Pecore Elettriche - Ogni santo giorno



Su un impianto decisamente rock blues le "Pecore Elettriche" in questo "Ogni santo giorno" scandagliano la loro vis a pieni regimi per dieci tracce (più un breve strumentale) intense ed efficaci non mancando di far riflettere con la loro ironia amara e disincantata, che arriva al punto, semplice, schietta e diretta come la loro musica del resto. E' un'impressione di sincerità che pervade l'ascolto e che rimarca l'essenzialità della proposta, fatta di riff potenti e precisi, abbinati ad un gusto popolare che ora si tinge di folk, di western, di psichedelia (nelle ultime due tracce soprattutto), un disco che convince in toto perchè a prevalere è il valore della proposta in se e la sua reale contingenza  al di là dei rimandi che ci sono e sono evidenti... magari per il futuro il gruppo potrebbe spingersi oltre, accentuando il suo lato sperimentale che qui è solo in embrione magari aumentando le commistioni fra i generi... per il resto c'è poco davvero da lamentarsi... "Ogni santo giorno": dal rock blues di"Ultima notte prima di Londra": "non accettare sogni dagli sconosciuti" a ""Guardo il cielo": più rock scarno con un ritornello dal sapore popolare "e guardo il cielo e mi consolo l'estate al mare a mostrare il culo" con un gran lavoro di chitarre: "scusate non fa per me la vita di laureato precario" a "Un altro natale": ti difenderò dagli angeli appesi alle finestre ti difenderò quando non saprò cosa difendere" ancora su territori rock blues... la proposta si diversifica con "Strana la gioia": "troveremo un futuro io e te"  con una strofa  sinuosa e un incedere solenne per la forza delle parole usate, del resto: "è tempo di rinascere e di sognare" ."Sono avanti": rockblues e ironia e folk nel ritornello "e tu non sei in lista per questa festa" con un buon bridge strumentale finale. "Tramontana": 
"Vincenzo che passa da un letto all'altro, due rose appassite si fanno concorrenza" ha tinte folk western blues, godibile pienamente, per poi passare al blues ficcante e incisivo di "Giovani vecchi (Boris)" "viva la noia e chi si accontenta" "ma non ricordi come erano belle le illusioni su una panchina a fumare marjuana"."Non salutano più": sempre mood blues... divertente e irriverente... con un testo che sembra banale persino da quanto è vero: "le giovanni coppie che spariscono per anni non ti salutano e si rifanno vive solo quando stanno per sposarsi per invitarti o quando si lasciano per farsi consolare". Il trittico finale si apre  con l'intensa "La legge di Ohm": "meglio non pensare che dalla vita non si esce vivi" rock blues con un grande ritornello che spezza il ritmo e accresce la tensione e "Di notte": dal piglio blues scuro e ammaliante, sensuale e selvaggio " e ti attendo in questo cazzo di letto" per proseguire con "Ai confini": un western folk cupo cadenzato "non c'è coscienza nell'esistenza ora capisco perchè appena si nasce non si ride" con virate psichedeliche, assolutamente riuscito per chiudere degnamente con la breve coda a tinte psichedeliche di"Ghost". 

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